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Lavori Fatti malissimo

Notizia n° 1095   del: 25-03-2013 [15:41]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LAVORI FATTI MALISSIMO


di Raffaele Pirozzi



Non si mobilita N° 3 Vigili Urbani e svariti operai per non aggiugstare la strada-Via Corree di Sopra.

Infatti hanno aggiustato all'inizio e le altre voragini sono lì a balla mostra soprattutto dopo il numero civico 42/43

Consiglio al Commissario Prefettizio di non pagare la ditta che ha fatto il lavori . Così la prossima volta sta più attenta a chi incarica di fare i lavori

L'atteggiamento dei Vigili Urbani : rientro dopo 1 Ora e mezza trova la strada chiusa al traffico e non posso tornare a casa mia.Quali sono le indicazioni che il Comandante dei Vigili Urbani ha dato.

Con fare sgarbato il Vigile Urbano più Giovane mi fa il segno che se volevo raggingere casa mia doveva andare a piedi. E' Normale tutto questo? O la Camorra si avvale di questi atteggiamenti?

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Come ti sprecco le risorse Finanziarie

Notizia n° 1094   del: 16-03-2013 [10:01]   Autore: Raffaelepirozzi
 

COME TI SPRECHI LE RIOSORSE FINANZIARIE


di Raffaele Pirozzi



Il Paese è dentro una crisi spaventosa e la Campania ancora di più .Ogni Euro va speso bene ed invece a Marano si sprecano circa 40.000,00 Euro per manuntenzione delle strade che dura esattamente 2 ore. Avviene questo a Marano di Napoli si stanzia circa 40.000,00 euro per aggiustare le strade e dopo due ore che hanno messo il “breciolino” viene a piovere e viene portato via, lasciando le strade peggio di prima con fossi ed avvallamenti vari che sono pericolosi per le macchine e le persone.

Ecco perchè diciamo che è necessario un Sindaco ad un Commissario Prefettizio.

Quello che avviene a Marano di Napoli è Vergognoso. Vergogna!!!!!

Basta ascoltare le previsioni del tempo e rispanrmiare cira 40,000,00 Euro

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Credit Crunch in Campania.

Notizia n° 1093   del: 13-03-2013 [06:17]   Autore: Raffaelepirozzi
 

CREDIT CRUNCH IN CAMPANIA .

di Mario Bartiromo


La Banca d’Italia ha diffuso dati allarmanti nel suo recente rapporto sul sistema bancario. La flessione dei prestiti alle imprese è stata pari al 4% su base annua. Si tratta di un calo percentuale storico .


L’allarme non deve sorprendere. Il problema c’è ed è innegabile. nta liquidità concessa dalla BCE , niente credito. E’ il paradosso dell’attuale fase di mercato. Amara. Per le banche e le imprese. Che hanno visto, queste ultime, venir meno oltre 30 miliardi di prestiti nello spazio di pochi mesi. Numeri crudi e nudi che testimoniano della forte stretta creditizia in atto nel Paese.



Non vi sono responsabilità dei banchieri ?



Certo c’è più di una ragione ad aver indotto le banche a tirare il freno a mano. E’ il contrappasso della stagione del credito facile, quando tra il 2003 e il 2008 il tasso dei prestiti correva alla media del 8-9%. Molto di quel credito è stato dato male o meglio concentrato male, come dimostrano vari casi eclatanti.

Ora le Banche preoccupate dalla recessione e dalle continue svalutazioni nei loro conti fanno marcia indietro. E se erogano credito lo fanno a condizioni insostenibili.



In Campania e a Napoli la situazione è ancora più preoccupante. La consapevolezza di dover mutare la relazione tra banca e impresa c’è. Bisogna recuperare quella capacità di selezionare ìl credito che si è perduta nel tempo con fusioni affrettate e piani industriali distanti dal territorio. Unicredit , IntesaSanpaolo e MPS devono concorrere con la loro azione a creare i presupposti di una politica industriale dal basso di cui si sente grande necessità. La chiusura del rubinetto dei prestiti è certo figlia delle obiettive difficoltà dell’economia ma è anche l’effetto perverso di una cultura bancaria che ha perso la presa sul territorio.


Nella nostra Regione una piccola impresa con un medio merito di credito finisce per pagare tassi tra il 7-9% con punte che superano l’11%. Meglio rinunciare se possibile. E così tra offerta che langue e domanda che fugge, da tassi ai limiti dell’usura, ecco servito su un piatto d’argento il credit crunch alla meridionale.


Ma il problema è ancora più acuto. C’è il problema del credito deteriorato sommerso. Che dovrà prima o poi venire alla luce e ristrutturato con intelligenza sia da parte delle banche che delle imprese. Le imprese dovranno presentare piani di rientro fattibili e le banche dovranno concedere, se non vogliono rischiare di perdere l’intero credito per il crack delle imprese, condizioni di tasso accessibili attorno al 2-3%. O si fa così o si rischia una nuova ondata di fallimenti.




Per sbloccare la situazione invece di scrivere manifesti ed organizzare convegni passerelle sarebbe opportuno assumere impegni reciproci tra gli attori in campo come l’Abi e la Confindustria.




Per superare questa situazione critica, rilanciando l’edilizia e dando la possibilità a famiglie e giovani di comprare casa a condizioni sostenibili, occorrerebbe un intervento pubblico ponte che, attraverso la creazione di strumenti di partneriato pubblico-privato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, consenta di riattivare un circuito di positività e fiducia, almeno finchè il mercato non riprenda a dare fondi a lungo termine.


Mi sembra una proposta valida. Altrimenti si continuerà a restare fuori da ogni soluzione sperando di leccarsi in santa pace le proprie ferite come la difficoltà di raccolta sul medio termine.


Mario Bartiromo


Responsabile Centro Studi “ Ferdinando Galiani “.

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Vanno cacciati con ignonomia i dirigenti pubblici di Napoli

Notizia n° 1092   del: 24-02-2013 [11:16]   Autore: Raffaelepirozzi
 

VANNO CACCIATI CON IGNONOMIA GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI DI NAPOLI.


Ieri sera sono andato a Napoli a vedere una commedia al Mercadante con mia moglie.

Arrivati a Chiaiano (Napoli) tutto era spento l'illuminazione Pubblica, Vigili Urbani non vi erano per strada, le strade erano rotte ed erano piene di buche.

A questi amministratori cosa fareste? Arrivato a P.zza Municipio al parcheggio della Stampa incontro uno che prende i soldi per mettere la macchina.Sono arrivati anche i parheggiatori abusivi a Palzzo S. Giacomo .

Mi sono detto che così non bisogna andare avanti perchè noi paghiamo fior di quattini per mantenere una giunta Comunale incapace ed assente sui problemi .Speriamo che la gente lo capisca.

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Ho fastto un giro per L'Area Giuglianese .........

Notizia n° 1091   del: 22-02-2013 [16:35]   Autore: Raffaelepirozzi
 

HO FATTO UN GIRO PER L'AREA GIUGLIANESE ED HO TROVATO CHE E' IMPOSSIBILE CIRCOLARE CON L'AUTO.



di Raffaele Pirozzi


Non solo Marano ma l'intera area è ridotta ad una gruviera comprese Le Stra Provinciali.E' una vergogna per le Tasse che paghiamo a tutti : ai Comuni ,alle Provincie, alla Regione, ed allo Stato.

Vi è stato una lettrice che è intervenuta su Facebook dicendo “ se vi era qualcosa da fare” Il consiglio che io do è queelo di partecipare alle Assemblee dei partiti e far sentire la proprioa voce.

Questi sono amministratori che noi paghiamo e vi è bisogno fnsare per la gente ed amministrare secondo il buon padre di famiglia.non compradosi i voti come alcune forze politiche hanno fatto a Giugliano in Campania.

Quello che ho visto stamane rimarà scolpita nella mia mente.


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La sicurezza sul lavoro non va in "ferie" quando c'è crisi

Notizia n° 1090   del: 13-02-2013 [08:46]   Autore: Media relator
La sicurezza sul lavoro e la formazione professionale non vanno ‘in ferie’ quando c’è crisi. In una fase di recessione economica, sempre più Pmi irpine investono in formazione antinfortunistica. Il dato emerge dal bilancio della didattica fatta dal Centro per la Formazione e la Sicurezza in Edilizia della provincia di Avellino nel 2012. Più di 600 imprese ed oltre 1.500 allievi formati: questi i numeri che caratterizzano il consuntivo dell’Ente paritetico irpino. Nell’anno preso in analisi, il Cfs forma 670 aziende per un totale di 1.582 discenti tra imprenditori, maestranze e tecnici. Numeri che disegnano un trend positivo nel confronto col 2011 con rispettivi incrementi del più 14 e del più 20 per cento. In crescendo anche i percorsi d’insegnamento sviluppati: 113 corsi rispetto ai 90 dell’anno precedente. Tutti concentrati, essenzialmente, su tecniche di prevenzione infortunistica e sull’aggiornamento professionale in edilizia.
Tra le attività corsuali, finalizzate ad innalzare i livelli di sicurezza quando si opera nel settore delle costruzioni, quella di ‘maggior successo’ replicata più volte dal Cfs nel 2012, è la didattica collegata alla formazione sugli aspetti base della sicurezza per i lavoratori edili. Formazione che avviene al momento dell’assunzione, del cambiamento di mansioni oppure nell’introduzione di nuove macchine o attrezzature di lavoro. Più nel dettaglio, l’insegnamento che l’organismo paritetico irpino delle costruzioni eroga in ambito domestico, coinvolge 392 allievi e 63 aziende. Oltre 200, invece, le figure formate in Irpinia alla gestione delle emergenze. Addetti in grado di eseguire le misure di primo intervento e l’attivazione degli interventi di pronto soccorso.
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Cia: La fiducia sale non per l'agricoltura.

Notizia n° 1089   del: 30-01-2013 [15:42]   Autore: Raffaelepirozzi
 

CRISI: LA FIDUCIA DELLE IMPRESE RISALE, MA NON IN AGRICOLTURA. I COSTI “SUPER” NELLE CAMPAGNE DEPRIMONO LE PROSPETTIVE

 

La Cia commenta i dati dell’Istat: nell’ultimo anno gli aumenti delle spese di produzione, ma anche gli esborsi contributivi per l’assunzione di nuova manodopera hanno schiacciato gli imprenditori del settore. L’Imu ha pesato come un macigno, mentre è cresciuto il “credit crunch”. Serve un cambio repentino di rotta dal nuovo governo.

 

Risale il clima di fiducia delle imprese italiane, ma non in agricoltura. Se a gennaio ricomincia a crescere il “sentiment” economico del tessuto industriale del Paese, non si può dire lo stesso delle campagne, dove prevale il pessimismo sul futuro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi dall’Istat.

Nel 2012 il settore primario ha perso 17 mila imprese, che sono crollate sotto il peso della crisi, dell’aumento dei costi e dell’assenza di misure di sostegno adeguate -ricorda la Cia- e anche l’anno nuovo si è aperto con prospettive “nere” e giudizi negativi.

Il fatto è che oggi il mondo agricolo è sotto pressione, schiacciato prima di tutto dai rialzi delle spese di produzione, che in un anno sono cresciute il doppio dei prezzi praticati sui campi, vanificando di fatto ogni possibile guadagno -osserva la Cia-. Soltanto i costi per i carburanti sono cresciuti nel 2012 del 4,5 per cento, contro un incremento medio annuo dei prezzi dei prodotti agricoli del 2,1 per cento.

Ma il settore perde forza e vitalità anche per colpa dell’Imu, con un aumento stimato di 130 milioni di euro solo per il gettito dei terreni agricoli -continua la Cia- mentre il “credit crunch” raggiunge livelli insostenibili, con tre aziende su cinque che denunciano difficoltà enormi nell’accesso a finanziamenti e prestiti.

Anche creare nuova occupazione diventa dispendioso per gli imprenditori agricoli: in Italia le aliquote a carico del datore di lavoro per l’assunzione di manodopera sono pari al 35 per cento circa -evidenzia la Cia- contro il 12 per cento del Regno Unito, il 13 per cento della Francia o il 15,8 per cento della Spagna.

E’ chiaro che tutto questo non aiuta ad avere fiducia nelle prospettive del Paese -conclude la Cia- anzi demoralizza e abbatte. Ecco perché la prossima legislatura dovrà immediatamente affrontare i problemi del settore primario, partendo proprio dalla riduzione delle accise e della pressione fiscale e contributiva a carico delle aziende. D’altra parte, l’agricoltura è un elemento centrale della struttura economica e occupazionale dell’Italia, una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema.

 



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