Continuano le morti sul lavoro. Comunicato della CGIL di Benevento.
Notizia n° 681 del: Oggi alle [11:16] Autore: Raffaelepirozzi
COMUNICATO STAMPA DELLA CGIL DI BENEVENTO
La CGIL di Benevento è indignata di fronte all’ennesimo incidente mortale avvenuto sul lavoro che ha visto coinvolto l’operaio edile Antonio Testa di 58 anni, presso un cantiere di Benevento, sito nella zona di Rione Libertà.
La CGIL chiede alla Magistratura che siano poste in essere tutte le indagini possibili, per ricostruire i fatti, perché non sono ancora chiare le dinamiche dell’accaduto e sconcertante anche il fatto che il corpo sia stato rimosso dal luogo preciso dell’incidente, capire se l’operaio era già deceduto o morto durante il trasporto in Ospedale, chi ha autorizzato il trasporto in Ospedale? l’operaio era ancora vivo?
Il Governo, oltre a pensare unicamente a tagliare dovrebbe fare un serio investimento sui temi della “sicurezza”.
Intervenire urgentemente per garantire l’incolumità degli operai, visto le cadenze insopportabili con la quale si verificano incidenti sul lavoro.
Alle dichiarazioni di Tremonti, di qualche giorno fa, che ha considerato “roba” un “lusso che non posiamo permetterci”, la prevenzione sul lavoro, chiediamo se “l’incolumità e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno perso la vita o si sono infortunati o ammalati a causa del lavoro debbano essere subordinate alle esigenze economiche o viceversa?”
La CGIL di Benevento continuerà ad essere al fianco di questi uomini e di queste donne, perché oggi, a quaranta anni dalla conquista dello Statuto dei Lavoratori, non si può pensare che si debba morire lavorando.
Alle Istituzioni locali, Prefetto, Ispettorato del Lavoro e Sindaci, chiediamo di essere sempre più attenti e vigili nei controlli sull’applicazione delle norme sulla sicurezza, ad ANCE ed Unioni Industriale di Benevento chiediamo, invece, di farsi promotori della “cultura della sicurezza nei luoghi di Lavoro”.
Incontro urgente da parte della Fiom, Fim ed Uilm per i "depuratori".
Notizia n° 680 del: Ieri alle [14:03] Autore: Raffaelepirozzi
Alla c.se att.ne del Presidente
della Giunta regionale Campania
Alla c.se att.ne dell’Assessore regionale all’ambiente
Alla c.se att,ne del Prefetto di Napoli
Alla c.se att.ne del Prefetto di Caserta
Alla c.se att.ne della Direzione di Hydrogest
Oggetto: richiesta incontro urgente
Dopo anni di disagi per i lavoratori e di disservizi alla cittadinanza nulla è stato fatto per affrontare e risolvere strutturalmente i gravi problemi che affliggono il sistema della depurazione delle acque in generale e quelli più nello specifico del sistema di depurazione ex PS3, oggi Hydrogest.
I soggetti in indirizzo ben conoscono la gravità delle questioni che inutilmente da anni sottoponiamo all’attenzione delle istituzioni competenti.
Non è più tollerabile che questo stato di cose si perpetui così impunemente da troppo tempo. Ci riferiamo allo stato pressoché di abbandono in cui versano gli impianti insistenti nelle province di Napoli e Caserta derivante, di fatto, dalla gestione della Hydrogest che dal primo minuto di presa in consegna ha sempre lamentato a torto o a ragione (noi riteniamo a torto) la impossibilità di procedere con il rispetto della concessione per contenziosi di ordine economico con la proprietà degli impianti che è della Regione Campania.
Riteniamo che questo gioco al rimpiattino che i protagonisti di questa campana vicenda portano avanti da troppi anni debba cessare, così come è intollerabile che per l’ennesima volta l’Azienda usi i lavoratori degli impianti come arma contundente contro la Regione per ottenere la rimessa di quanto, a suo dire, dovuto.
E’ una pratica oramai stantia quanto odiosa comunicare un mese si e l’altro pure ai lavoratori che poiché chi deve rimettere all’Azienda somme “dovute” non lo fa, non verranno pagate le spettanze, determinando, di fatto, lo stato di agitazione delle maestranze con relativo aggravio economico e di stress ai lavoratori, nonché provocando disservizi alla cittadinanza a volte anche gravi (vedi estate 2009).
Riteniamo sia arrivato il momento di intervenire subito per rimuovere definitivamente le condizioni che hanno determinato questa barbarie e per tanto chiediamo alle SS.VV in indirizzo di convocare urgentemente una riunione per finalmente definire, in un clima di assoluta collaborazione, le modalità che consentano a questa “povera” Regione di raggiungere, almeno in questo delicato ambito, un minimo di livello di civiltà e di rispetto dei diritti dei lavoratori.
Certi che vogliate cogliere con solerzia lo spirito e l’allarme di questa richiesta, e ricordando che le maestranze sono già in stato di agitazione, da noi assolutamente condiviso,
AUMENTANO LE AGGRESSIONI SULLE DONNE . IL 56,7% SONO DA IMPUTARSI SU COMPAGNI E MARITI.IL CASO PORZIO E IL SUO ARRESTO.
di Lopreiato Antonella
Continuano ad essere molte le donne che subiscono violenza dentro le mura domestiche. I casi sono sette milioni…mentre una donna su dieci denuncia l’accaduto. Maltrattamento, violenza, soffrenze fisiche e soprattutto morali. Esistono quattro casi su dieci in cui si verificano ferite più gravi nell’inferno domestico. E’ un dato assai preoccupante eppure c’è ed è stremamente pericoloso. Ci sono donne che imparano a convivere con il dolore, figli che vengono educati alla sopraffazione familiare, uomini che non smettono mai. Sono i casi di tante donne indifese e ferme, che a volte non riconoscono i casi come questo che, viene considerato un vero e proprio reato, forse per ignoranza o peggio ancora per paura. Ci sono le ferite più gravi che sono quelle interiori e riguardano le patologie riguardanti la lacerazione dell’identità: depressione, paura cronica, ansia, umiliazione, perdita dell’autostima. Si fa avanti un muro fatto di calvari interiori, quelli dell’intimità sensibile della donna. Eppure casi sociali, ordinari come questi, sono sempre li pronti a ripresentarsi in vari modi e si ripercuotono sulla pelle e nell’animo più profondo e tenero della creatura di Dio. I compagni o i mariti che picchiano, che violentano e che purtroppo arrivano all’estremo ed uccidono, cosa pensano quando fanno queste cose? Forse niente, forse alla troppa rabbia che hanno per se stessi, perché si sentono falliti e buttano tutto il loro odio sulla propria donna. Siamo forse animali? Eppure per queste specie di esseri lo siamo. Si nascondono dietro un bel volto, una bella identità trasfigurando l’intimità dell’animo femminile. Non riconoscono nulla, non afferrano niente di ciò che sono le “donne”, sanno solo fare i forti ed occultare le prove. Stavolta ad essere uscito fuori del guscio è un noto campione dello sport, Francesco Porzio, ex pallanuotista, oro olimpico. Inzia tutto con una telefonata al 113, è la moglie 43enne di Porzio, Marzia Coppola che chiede aiuto è sconvolta, urla al suo cellulare che il marito la vuole ammazzare di botte, la volante arriva dopo pochi minuti, la donna intontita da un calcio infertogli durante il pestaggio del marito, spiega dolorante, l’accaduto. Pare che durante il fatto successo, il marito abbia strappato i fili del telefono per evitare che chiamasse la polizia ma la donna, salita in camera, trova il tempo per chiudere la porta a chiave e chiamare col cellulare gli agenti di polizia, (con a capo il vicequestore Pasquale Errico). Quest’ultimo osservando i fatti ha arrestato Francesco con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali gravi e atti persecutori. Le aggressioni sono ad oggi, secondo i dati Istat il 56,7% e 7 volte su 10 il colpevole è il compagno o marito.
Negli ultimi due anni sono state massacrate di botte con a seguito la morte, circa 104 donne e la cosa più grave è che, stavolta secondo l’Eurispes, la percentuale è aumentata del 15%. Veramente assurdo! Le donne potrebbero spezzare le catene e denunciare i fatti accaduti ma si sentono inerme, indifese e sole ma non è così. Solo con la denuncia potranno evitare danni magari peggiori, altrimenti i casi rimasti impuniti aumenteranno e a pagarne le conseguenze sono ancora donne e figli, piccoli e indifesi. Ancora una volta si parla di questo e ancora una volta di percentuali in aumento. Bisogna mettersi una mano sulla coscienza e pensare che la vita e la dignità della donna è importante. Bisogna recuperare il coraggio e la stima per se stesse perché ognuna di noi vale. Non è vero che quello che dice l’uomo su di noi è reale anzi è il contrario. Ribellarsi significa fermare la violenza, non permettendo all’uomo di ripetere l’accaduto e voi donne recupererete la vostra libertà. La libertà di vivere e sentirvi importanti proprio come è giusto che sia. Quella libertà che vi è stata privata in tante occasioni, di anni perduti dietro al “mostro”, quel mostro che vi ha privato della gioia, della bellezza della vita, lo stesso che vi ha portato alla depressione, alle varie patologie inerenti le ossessioni, le paure, l’omertà e peggio ancora, lo stesso che picchia i vostri figli.
La morte delle donne non riguarda solo quella fisica ma anche quella dell’animo, fatta di tolleranza, di pazienza, di sopportazione. La morte del cuore, quella che quando ti prende è difficile recuperare, quella peggio degli incidenti stradali, delle malattie, del cancro, quelle per la quale voi stesse potete dire, basta!
Mi chiedo spesso, durante i miei studi e approfondimenti su questi casi chi è e come si sente colui che attua questi reati. Gli chiederei cos’è realmente e cosa si sente di essere dopo averlo fatto. Come fa a guardare negli occhi altre donne pensando di averlo fatto alla propria di donna, cosa mai si cela dietro la psiche distorta e malata di un essere come quello che violenta, massacra, pesta la propria donna. Quello che è certo è che lo faranno sempre, per questo vanno denunciati.
I dati Istat. Il 26,8% dei giovani italiani sono disoccupati. L’1,1% in più rispetto all’anno scorso. Il tasso di disoccupazione a luglio ha toccato quota 8,4%. Aumenta la percentuale degli inattivi. Donne senza lavoro in crescita del 5,3%
di rassegna.it
A luglio il tasso di disoccupazione in Italia ha toccato quota 8,4%: stabile rispetto a giugno ma in crescita dello 0,5% rispetto a un anno fa. Lo comunica l’Istat nelle stime provvisorie sul mercato del lavoro rilevando che il numero di occupati (56,9%) è in diminuzione dello 0,1% rispetto a giugno (18 mila occupati in meno) e dello 0,7% rispetto a luglio 2009 (172 mila occupati in meno). Il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce invece dello 0,7% rispetto a giugno, risultando in aumento del 6,1% rispetto a luglio 2009.
Il tasso di disoccupazione tra i giovani in età tra i 15 e i 24 anni è del 26,8%. Oltre un giovane su quattro è senza lavoro. Il tasso è in aumento dell’1,1%: a luglio 2009 era del 25,7%. Rispetto a giugno scorso, invece, c'è stata una riduzione di 0,6 punti percentuali.
Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni a luglio 2010 aumenta dello 0,5% rispetto a giugno e dell'1% rispetto a luglio 2009. Il tasso di inattività, pari al 37,8%, è in aumento sia rispetto al mese precedente (+0,2 punti percentuali) sia rispetto a luglio 2009 (+0,3 punti percentuali).
A luglio 2010 l'occupazione maschile risulta stabile rispetto al mese precedente, ma registra una diminuzione dello 0,8% rispetto al corrispondente mese dell'anno precedente. L'occupazione femminile diminuisce dello 0,2% rispetto a giugno e dello 0,6% rispetto a luglio 2009. Il tasso di occupazione maschile risulta pari al 67,9%, invariato nell'ultimo mese e in calo di 0,8 punti percentuali negli ultimi dodici mesi. Il tasso di occupazione femminile a luglio è pari al 46,0%, in lieve calo rispetto a giugno e più basso di 0,5 punti percentuali rispetto a luglio 2009.
La disoccupazione maschile risulta in diminuzione del 2,3% rispetto al mese precedente, ma in aumento del 6,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il numero di donne disoccupate aumenta dell'1,2% rispetto a giugno e del 5,3% rispetto a luglio 2009. Il tasso di disoccupazione maschile è uguale al 7,5%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a giugno e in aumento rispetto a luglio 2009 (0,5 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione femminile è pari al 9,7%, in aumento sia rispetto a giugno (0,1 punti percentuali), sia rispetto al mese di luglio 2009 (0,5 punti percentuali). Gli uomini inattivi sono in aumento dello 0,9% tra giugno e luglio 2010 e dell'1,8% su base annua, mentre le donne inattive presentano aumenti dello 0,3% rispetto a giugno e dello 0,6% rispetto a luglio 2009.
Fiera Calitri, 100 imprenditori in una delle vetrine espositive più importanti della Campania
Notizia n° 677 del: 28-08-2010 [15:30] Autore: Media relator
Al via domani (sabato 28 agosto), con inizio alle ore 16.00, la 29esima edizione della Fiera Interregionale di Calitri. Cento imprenditori fra agricoltori, industriali, artigiani, ma anche commercianti ed operatori del settore terziario, provenienti dal Centro-Sud Italia, apriranno i propri stand espositivi per dar vita ad uno dei più importanti eventi fieristici della Campania. Una manifestazione che consolida sempre più il suo ruolo di essere sia un’occasione di mercato che una vetrina delle eccellenze territoriali. Il tutto attraverso una formula multidirezionale nata dal lavoro del Cda dell’Eapsaim (Ente Autonomo per la promozione e lo sviluppo delle Aree Interne del Mezzogiorno), presieduto da Giuseppe Di Milia e composto dal vicepresidente Antonio Campana, dai consiglieri Salvatore Caruso, Lucia Di Cairano, Luigi Di Cecca, Giuseppe Galgano, Francesco Gallo, Antonio Gautieri, Alessandro Pasqualicchio. L’approccio è basato sul dialogo tra diversi segmenti produttivi con l’obiettivo di provare a far nascere nuovi sentieri di crescita economica, rafforzare quelli già esistenti creando ulteriori occasioni di sviluppo domestico per le aree interne dell’Irpinia. “Lo strumento Fiera – dichiara il presidente Di Milia – è fondamentale per promuovere l’universo delle produzioni che contraddistinguono il nostro ambito territoriale”. “Un palcoscenico espositivo – conclude – di così grande spessore punta proprio alla valorizzazione virtuosa non solo dei nostri punti di forza ma anche dei nostri talenti imprenditoriali senza dimenticare la promozione dei giacimenti turistici di cui si fregia non solo Calitri ma tutta l’Alta Irpinia”. “Credo che il canale fieristico rappresentato dal nostro evento – sottolinea il vicepresidente Campana – rientri fra le leve che possono contribuire a rilanciare l’economia delle aree interne dell’Irpinia. Location come queste costituiscono proficui momenti di confronto e d’interazione fra i principali attori che operano per lo sviluppo del territorio”. “Solo con un virtuoso percorso relazionale, in grado di rispondere al meglio alle esigenze della nostra economia, è possibile aumentare – termina - i livelli di competitività e produrre benefit ad ampio raggio funzionali ad innescare processi di crescita stabili e duraturi”. E proprio su questa scia l’Interregionale rilancia l’agroalimentare altirpino come volàno dell’economia delle aree interne mediante Pif cerealicolo: intervento, approvato di recente da Palazzo Santa Lucia, che ora cercherà di favorire l’aggregazione tra i diversi operatori di filiera per aumentare il valore aggiunto del settore e la competitività delle imprese. Il progetto integrato di filiera cerealicola sarà, infatti, uno dei due temi, insieme al turismo, che caratterizzerà la convegnistica dell’edizione 2010 della manifestazione fieristica. Domenica 5 settembre, alle ore 10.00, il dibattito, organizzato da Eapsaim ed Assessorato all’Agricoltura Stapa Cepica Avellino, dal titolo “Pif: progetto integrato filiera cereali. Potenzialità di un nuovo sistema industriale delle aree interne”. Dopo i saluti del sindaco Di Milia, nonché presidente della Comunità Montana Alta Irpinia, intervengono Alfonso Tartaglia, dirigente dello Stapa Cepica di Avellino, e Giovanni Di Genova del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali rispettivamente su “La cerealicoltura in Campania” ed “Il piano cerealicolo nazionale”. A Marco Gallinelli, responsabile Centro-Sud della Società Italiana Sementi, il compito di dibattere sul tema “Innovazione varietale, qualità delle sementi e delle produzioni nel processo di filiera”, mentre Giuseppe Amato del Pastificio Antonio Amato e consigliere dell’Italmopa (Associazione Industriali Mugnai d'Italia) analizzerà la “Qualità delle semole per la pastificazione e l’importanza delle materie prime”. A seguire gli interventi di Marco De Matteis, Amministratore del Pastificio Baronia di Flumeri il cui Gruppo De Matteis è capofila del partenariato del Pif “Inte-Grano” (strumento strategico dell’attuale Piano di Sviluppo Rurale campano che ha tra gli obiettivi la promozione delle tipicità delle produzioni e del territorio), su “L’industria della pasta: integrazione della filiera con il settore primario” e di Raffaele Coppola, assessore provinciale all’Agricoltura e Ricerca Scientifica nonché direttore del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Avellino, sul “Ruolo della ricerca e dell’innovazione tecnologica per lo sviluppo imprese”. Conclude Giuseppe Allocca, coordinatore Assessorato Agricoltura della Regione Campania, che relazionerà su “La Campania nella nuova programmazione comunitaria”. Ma l’Interregionale sarà anche luogo di cultura e teatro con la compagnia “G.A.D. Il Carro di Tespi” che porterà in scena, sabato 4 settembre alle ore 20:30 presso il quartiere fieristico di Calitri, “Pensando e Ridendo”, spettacolo in due atti che vede la regia di Nino Spagnuolo. Tutto pronto infine per l’inaugurazione ufficiale dell’edizione 2010 della fiera che avverrà domenica 29 agosto alle ore 10.00 con il taglio del nastro affidato a Giuseppe De Mita, vicepresidente della Regione Campania ed assessore al Turismo di Palazzo Santa Lucia. Poi nel pomeriggio, alle ore 17.00, il via alla convegnistica con il dibattito su “Il turismo nelle zone interne tra realtà e speranza”, organizzato dalla Pro Loco di Calitri in partnership con l’Eapsaim.
Mozzarella rosa: Cia, “no” alla caccia alle streghe
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori: “E’ giusto perseguire con fermezza e rapidità chi mina la sicurezza alimentare dei consumatori con prodotti scadenti o sofisticati, ma occorre cautela e senso di responsabilità per non sommare ulteriori danni ai 15 miliardi già persi dal sistema agroalimentare negli ultimi 20 anni”.
Sulla mozzarella in Italia si sta creando, tra i consumatori, un pericoloso clima da caccia alle streghe. In Italia si produce della straordinaria mozzarella di latte vaccino come di bufala. Il prodotto in commercio è generalmente ottimo, sottoposto a rigidissimi controlli degli organismi preposti e vanto dell’agroalimentare nostrano nel mondo. Oggi la mozzarella rosa, ieri quella blu e domani forse quella fosforescente rappresentano solo casi isolati e infinitesimali rispetto al volume del prodotto in commercio. Tra l’altro, tutte le anomalie sono prontamente individuate e sottoposte a serie analisi. La ricaduta negativa, tutta a discapito dei produttori che operano nella qualità, di un discredito generalizzato sul prodotto mozzarella costa milioni di euro, in termini di mancata vendita. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando l’ultimo caso di “mozzarella rosa” riscontrato, in queste ore, nelle Marche. E’ chiaro -sottolinea la Cia- che qualora si dimostrasse un comportamento, da parte di operatori senza scrupoli, di un attentato alla sicurezza alimentare dei consumatori, questi dovranno essere perseguiti dalla legge con veemenza. Resta il fatto -ricorda la Cia- che i “falsi allarmi” su produzioni alimentari italiane sono costati al settore già 15 miliardi di euro, dal 1990 ad oggi. La vicenda dell’“Mozzarella rosa: Cia, “no” alla caccia alle streghe
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori: “E’ giusto perseguire con fermezza e rapidità chi mina la sicurezza alimentare dei consumatori con prodotti scadenti o sofisticati, ma occorre cautela e senso di responsabilità per non sommare ulteriori danni ai 15 miliardi già persi dal sistema agroalimentare negli ultimi 20 anni”.
Sulla mozzarella in Italia si sta creando, tra i consumatori, un pericoloso clima da caccia alle streghe. In Italia si produce della straordinaria mozzarella di latte vaccino come di bufala. Il prodotto in commercio è generalmente ottimo, sottoposto a rigidissimi controlli degli organismi preposti e vanto dell’agroalimentare nostrano nel mondo. Oggi la mozzarella rosa, ieri quella blu e domani forse quella fosforescente rappresentano solo casi isolati e infinitesimali rispetto al volume del prodotto in commercio. Tra l’altro, tutte le anomalie sono prontamente individuate e sottoposte a serie analisi. La ricaduta negativa, tutta a discapito dei produttori che operano nella qualità, di un discredito generalizzato sul prodotto mozzarella costa milioni di euro, in termini di mancata vendita. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando l’ultimo caso di “mozzarella rosa” riscontrato, in queste ore, nelle Marche. E’ chiaro -sottolinea la Cia- che qualora si dimostrasse un comportamento, da parte di operatori senza scrupoli, di un attentato alla sicurezza alimentare dei consumatori, questi dovranno essere perseguiti dalla legge con veemenza. Resta il fatto -ricorda la Cia- che i “falsi allarmi” su produzioni alimentari italiane sono costati al settore già 15 miliardi di euro, dal 1990 ad oggi. La vicenda dell’“Aviaria”, solo per citare un esempio, che non riscontrò un solo caso di contagio nel nostro Paese, costò, in poche settimane, posti di lavoro e condusse alla chiusura di svariate aziende di pollame. Alcuni meccanismi mediatici e una informazione a volte troppo superficiale e sensazionalistica -conclude la Cia- sono capaci di scatenare psicosi collettive che spesso precedono la valutazione scientifica sull’effettiva pericolosità del fenomeno, di fatto, come è accaduto costantemente negli ultimi 25 anni nel nostro Paese.
Aviaria”, solo per citare un esempio, che non riscontrò un solo caso di contagio nel nostro Paese, costò, in poche settimane, posti di lavoro e condusse alla chiusura di svariate aziende di pollame. Alcuni meccanismi mediatici e una informazione a volte troppo superficiale e sensazionalistica -conclude la Cia- sono capaci di scatenare psicosi collettive che spesso precedono la valutazione scientifica sull’effettiva pericolosità del fenomeno, di fatto, come è accaduto costantemente negli ultimi 25 anni nel nostro Paese.
MADE IN ITALY: COLDIRETTI, + 49 % EXPORT GRANA E PARMIGIANO IN USA
Aumenta record delle esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano che fanno segnare una crescita del 49 per cento negli Stati Uniti che rappresentano il principale mercato di sbocco extracomunitario dei prestigiosi formaggi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti relativa sul commercio estero relativa ai primi cinque mesi del 2010 dalla quale si evidenzia anche il risultato positivo nei Paesi Europei dove l’aumento delle spedizioni è stato di ben il 18 per cento. Si tratta di un segnale di ripresa importante che riguarda in realtà - precisa la Coldiretti - l’intero sistema caseario nazionale con un aumento generale nelle esportazioni del 12 per cento. L’andamento positivo dei due formaggi piu’ rappresentativi del Made in Italy è evidente anche sul mercato interno dove la spesa per gli acquisti familiari è aumentata rispettivamente del 6,2 per cento per il Grana Padano e del 2,7 per cento per il Parmigiano Reggiano nei primi sei mesi del 2010, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. Una situazione che si scontra - denuncia la Coldiretti - con il mancato riconoscimento agli allevamenti di un giusto prezzo alla stalla per il latte consegnato ai caseifici.
L'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela delle denominazioni. Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono i formaggi italiani piu' copiati nel mondo con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma in vendita c'è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania. Sul mercato europeo il gustoso formaggio - sottolinea la Coldiretti - è protetto dalle imitazione sulla base del regolamento europeo di tutela delle denominazioni che consente di intervenire giuridicamente anche se si moltiplicano i casi di imitazione. Particolarmente grave è la situazione sui mercati extracomunitari come gli Stati Uniti dove a fronte di una importazione media dall'Italia di circa 10mila tonnellate all'anno di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, si producono - riferisce la Coldiretti - quasi 70mila tonnellate di Parmesan, tra Wisconsin, New York e California. In altre parole è originale solo una scaglia su otto.
Il problema non riguarda in realtà solo il Parmigiano ma l’intero Made in Italy agroalimentare colpito dal fenomeno crescente della “pirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: All'estero - stima la Coldiretti - sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro con il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy che vale oltre 50 miliardi di euro.