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Donne Manager e stress da lavoro.

Notizia n° 548   del: 17-05-2011 [15:30]   Autore: Raffaelepirozzi
 

DONNE MANAGER A LAVORO

LO STRESS DELLE DONNE IN CARRIERA

di Lopreiato Antonella


Considerate le donne di oggi, in bilico tra la famiglia e il lavoro, lo stress che ne deriva causa effetti dannosi alla salute fisica che comporta un costo molto elevato, di circa 200 miliardi di euro in Europa. A confermarlo è una ricerca condotta dall’Università della Bocconi di Milano che ha decifrato le cause che incombono sulle donne manager stressate.

Il primo, in ordine di importanza maggiore è “la mancanza di politiche nelle famiglie” ossia la difficoltà di conciliare vita familiare e lavoro dirigenziale e sono circa il 50% coloro che ne risentono, considerate queste, facenti parte di una famiglia propria e di un marito spesso costretto a fare il cosiddetto“mammo”.

Segue il 38% delle manager che dice di sentire il peso dell’incertezza nella definizione dei ruoli, mentre il 19% non ha un quadro chiaro del percorso di carriera e si vede attribuire un posto non equivalente alle proprie capacità.

Quello che teme oggi la donna manager è non creare intorno a se un giusto equilibrio trascurando i propri figli nella crescita e nella loro maturità. In più le donne temono anche per il proprio rapporto con il martito che, essendo sempre solo, ha difficoltà ad affrontare il peso delle responsabilità sulle decisioni che spettano direttamente alla madre o, anche sul proprio rapporto.

L’uomo, a volte si sente inproponibile in certe situazioni allora si creano tensioni. A lungo andare il rapporto può deteriorare compromettendo la tranquillità e di conseguenza la riuscita dell’obiettivo della donna in carriera che può perdere l’equilibrio familiare. Da ciò ne scaturisce un’apprensione particolare perché la donna ne risente al punto che alla fine, come si dice “crolla”. Ella infatti si dice troppo impegnata per troppe responsabilità sulle spalle. Non trova un po’ di tempo per se stessa e traballa da un edificio all’altro, sempre di corsa, teme di non riuscire nel suo intento, vivendo con ansia sia l’uno che l’altro. Gli impegni di lavoro e quelli familiari sono da considerare impegnativi poiché per la donna l’organizzazione di entrambe le cose non è facile ma ce la fa. L’importante dunque è organizzare il lavoro e gli impegni familiari. L’obiettivo è raggiungerli giorno dopo giorno. Lo stress che ne deriva assume carateristiche particolari, ne soffrono quasi tutte le donne manager in carriera. Nella normalità di una vita quotidiana c’è da considerare che una volta rientrati, bisogna cucinare per la famiglia o seguire i figli nei compiti e nelle proprie esigenze. La mattina poi ci si deve alzare presto a sistemare i figli, per arrivare in tempo in ufficio, “prima accompagnare i figli a scuola e poi di corsa in uffico”, “alle dieci c’è l’ennesima riunone e dopo bisogna correre nelle altre aziende per sistemare il lavoro e coordinare il tutto”. Lo svolgimento del lavoro dei dipendenti dipende da quello manageriale perciò il dirigente e manager ha la diretta responsabilità dell’organizzazione del lavoro degli altri.


I sintomi da stress da lavoro in particolare per le donne manager sono quelli in cui:


non si riesce a rilassarsi dopo il lavoro; si hanno disturbi del sonno; si tralasciano gli affetti; ci si isola in casa evitando chiunque.




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Ichino e gli errori della CGIL ed il mea culpa della Fillea di Modena.

Notizia n° 547   del: 15-05-2011 [15:26]   Autore: Raffaelepirozzi
 

ICHINO, GLI ERRORI DELLA CGIL ED IL “MEA CULPA” DELLA FILLEA (DI MODENA)


di Renato Fioretti


Era trascorsa appena qualche settimana dall’(ennesima) intervista di Pietro Ichino al “Corriere” (6 maggio 2011), attraverso la quale denunciava “Urbi et Orbi” che da almeno sessant’anni le posizioni Cisl si dimostrano vincenti rispetto a quelle della Cgil, che un solerte dirigente sindacale ritenne opportuno “voltare pagina” e fare ammenda degli errori del passato!

Tra l’altro, Sauro Serri - segretario Fillea di Modena - intese farlo, bontà sua, in modo clamoroso attraverso un comunicato stampa (20 aprile).

Infatti, il rappresentante degli edili, commentando le dichiarazioni del locale direttore della Confapi - che, sostanzialmente, prendeva atto del persistere della crisi di settore e indicava come “meritevole di attenzione” la proposta Ichino del: Tutti a tempo indeterminato, nessuno inamovibile” - auspicava, come possibile “via di uscita”, proprio quanto - incessantemente - invocato dal senatore Pd.

Dimostrando, evidentemente, almeno da parte della Fillea di Modena, piena disponibilità a ripudiare il passato.

Purtroppo, però, l’incauto Serri si è reso responsabile, a mio parere, di almeno un paio di clamorosi errori che, immagino, richiederanno un (approfondito) confronto con i responsabili regionali dell’Organizzazione.

Infatti, a prescindere dal suo pieno e incondizionato diritto a esprimere qualsiasi tipo di valutazione personale su quello che, in sintesi, indicherò come “Contratto unico” (versione Ichino), reputo che lo stesso - nella veste di responsabile provinciale - non abbia espresso, al riguardo, la posizione ufficiale della Cgil.

A meno che la stessa non sia recentemente cambiata! Non che l’ipotesi Ichino abbia - nel corso degli ultimi anni - lasciato completamente insensibili tutti i dirigenti (locali e nazionali) della Cgil, ma, almeno, non risulta essere mai stata espressamente condivisa dai vertici nazionali.

Inoltre, non è ininfluente una considerazione (del rappresentante Fillea) che, personalmente, temo dettata da una frettolosa o, addirittura, distratta lettura del disegno di legge Ichino. Il che, evidentemente, non depone a favore di Sauro Serri.

Questo perché rilevare, in un passaggio del comunicato stampa: ” La legge Maroni (detta legge Biagi), nell’ipotesi si approvassero le proposte Ichino, dovrebbe per intero essere abrogata e questo, di per sé, è già un indiscutibile pregio della proposta Ichino”, è - per lo meno, fuorviante - oltre che profondamente sbagliato.

Infatti, sin dalla Relazione di accompagnamento al ddl 1481/09, si evince che tutte le norme previste da quel vero e proprio “Supermarket delle tipologie contrattuali”, rappresentato dal decreto legislativo 276/03 - e non, come erroneamente e strumentalmente indicato da molti, dalla legge “Biagi” - resterebbero regolarmente vigenti.

L’unica novità sarebbe (oggettivamente) rappresentata dal ricomprendere nella nuova tipologia contrattuale - perché considerati in posizione di sostanziale “dipendenza economica” - una parte dei soggetti attualmente impegnati come prestatori d’opera a carattere continuativo, in regime di sostanziale mono - committenza (entro un limite di compenso annuo).

Quindi, rispetto al pregio, che Serri riconosce alla proposta Ichino: nel senso della reale abrogazione del 276/03, nulla di più immeritato!

Concretamente, all’indomani dell’eventuale entrata in vigore della legge “Ichino”, ci ritroveremmo nella condizione di:

  1. contare una nuova tipologia contrattuale (che - inevitabilmente - finirebbe con il sostituire anche quel che resta dell’attuale contratto di lavoro “standard”, a tempo pieno e indeterminato);

  2. non avere più l’art. 18 dello Statuto;

  3. non aver risolto il dramma della “flessibilità” tradotta in “precarietà”;

  4. avere ancora tutte le tipologie contrattuali oggi disponibili;

  5. avere un contratto a tempo determinato della durata massima di sei anni (tre iniziali più tre di proroga o rinnovo) che, ineluttabilmente, sarebbe “slegato” da causali oggettive.

Per quanto, invece, attiene l’altro punto del comunicato di Serri - l’applicazione anche in Italia degli standard dei paesi europei più avanzati (?) - rilevo di non condividere l’idea di “svendere” l’art. 18 (che non è solo una norma di garanzia, rappresenta ancora, oggi più di ieri, l’estrema forma di tutela della dignità del lavoratore) per un “miraggio”.

In sostanza, a prescindere dalla (apprezzabile) previsione di misure di assistenza post licenziamento - previste dalla proposta in discussione - nulla garantirebbe ai lavoratori assunti attraverso la nuova tipologia contrattuale di poter contare su di un’occupazione stabile nel tempo.

Questo perché, alle già numerose possibilità di vedere improvvisamente interrotto il proprio rapporto di lavoro - dai licenziamenti collettivi a quelli individuali per motivi oggettivi - si aggiungerebbe quella del licenziamento “senza giusta causa”!

Salvo riuscire a dimostrare - con tanta fortuna e perseveranza e molte prove, a carico del lavoratore - la natura “discriminatoria” dello stesso.

Naturalmente, l’elenco dei motivi per i quali reputo la proposta Ichino negativa per le sorti dei lavoratori, va ben oltre quanto (appena) accennato in questa breve nota che, però, mi auguro, risulti sufficientemente esaustiva circa l’opportunità, per la Cgil, di “continuare a sbagliare”!


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Il rapporto tra corpo e mente. Dimagrire in poco tempo ed i pericoli che questo comporta.

Notizia n° 546   del: 13-05-2011 [04:12]   Autore: Raffaelepirozzi
 

DIMAGRIRE IN POCO TEMPO E A TUTTI I COSTI. LE DIETE E LA DIPENDENZA. L’OTTIMISMO TRA CORPO E MENTE


di Lopreiato Antonella


Siamo in prossimità dell’estate, si inizia a pensare a come far entrare il caro vestitino dell’anno scorso e il cambio stagione sembra non entrarci più. Poi la prova costume diviene un incubo. “O my God”, è il panico! “Sono ingrassata”. Allora cosa fare? Iniziamo a pensare che l’unico modo è dimagrire e si inzia con la “dieta del fai da te”. C’è la mania di essere sempre belle e in forma ma non si pensa a fare attività fisica quanto piuttosto far del male inconsapevolmente al proprio corpo con diete drastiche, in maniera assolutamente distorta e compromettente sulla salute non solo fisica ma anche mentale.

C’è sempre qualcosa che passa tra la vita interiore e il corpo. Ritenersi orgogliosamente magri quando non lo si è può compromettere la salute mentale. Il punto fondamentale è ritenersi in ottima salute ma allo stesso tempo viversi bene psicologicamente. L’opportunità di controllare il fisico e la psiche è importante ma non si cura. Sentirsi male con se stessi perché non si riesce a dimagrire è un dramma, si inzia ad assumere medicinali come pasticche dimagranti mal conosciuti o mal rappresentati dalla pubblicità e dai media, ma niente e allora si fa ricorso a delle operazioni per il restringimento dello stomaco che limitano l’assunzione di alcuni cibi, ritenuti lesivi, compromettendo la salute stessa. Negli ultimi anni l’utilizzo della chirurgia contro l’obesità ha portato alla morte di molte persone che addirittura erano state considerate casi tranquilli dai medici e chirurghi competenti. Ma è anche il paziente che in alcuni casi sa della difficoltà e insiste a voler rischiare per apparire più bello. Si può davvero arrivare a rischiare la propria vita solo per apparire più magri? Eppure lo si fa. C’è un altro male comune ma non se ne parla abbastanza e non si affronta il problema. I giovani della dieta fai da te aumentano ma aumentano anche coloro che ricorrono alla chirurgia. Quest’ultima è utile solo nel caso in cui si migliora lo stato attuale del paziente che è malato e non dev’essere il contrario. E’ cio che affermano i medici competenti.

Per quanto riguarda i prodotti, devono essere assegnati dal medico perciò bisogna affidarsi a mani esperte poiché ogni fisico è un caso a parte.

La dieta fai dai te, non porta a nulla se non a indebolire il proprio corpo per la mancanza di una giusta alimentazione, adeguata per il mantenimento del giusto rapporto calorico che aiuta a vivere meglio con l’assunzione se ben accurata di proteine, carboidrati e così via. Il punto fondamentale è comprendere che il fisico ha bisogno di tutti i tipi di apporto calorico da proteine a carboidrati e che privare di questo il proprio corpo, potrebbe causare danni fisici, soprattutto sugli organi come fegato e reni.

Ci sono tantissime diete che si potrebbero seguire. Ad esempio la dieta proteica con verdure e carne oppure quella che sta andando in voga dalle grandi star di Hollywood, la “dieta del crudo”, “ovvero alimenti bio e sani che possano essere mangiati e digeriti con facilità senza usare forme di alterazione con il calore, senza creare problemi alla digestione e mantenendo inalterate le qualità reali e organolettiche del cibo”. Non solo frutta e verdura, ma anche carne e pesce.

Esercitare una dieta significa anche stare attenti, perciò non bisogna dimenticare che volersi bene significa anche essere coscienti con la prevenzione e l’assoluta conoscenza dei prodotti assunti che un medico competente assegna al proprio paziente.


L’attività fisica è importantissima. Questo è un modo intelligente per iniziare a volersi bene, oltre a bere un litro e mezzo di acqua al giorno. “Mangiare con moderazione pasta e secondi e stare attenti a non farsi mancare le verdure e la frutta, importante è che quest’ultima, sia lontana dai pasti”.

Il digiuno non è una dieta ed è estremamente grave adoperare una via sbagliata come questa. Alcune ragazze, molto giovani, (si verifica soprattutto nella difficile età dell’adolescenza), pensano che digiunare è l’unico rimedio per dimagrire in poco tempo ma se non si mangia non si vive e si rischia l’anoressia (malattia molto diffusa tra giovani che hanno inziato col digiuno per garantirsi un fisico eccellente o semplicemente è da comprendere che c’è un problema di fondo derivante da un rapporto contorto con qualche familiare e in questi casi i familiari devono rivolgersi ad un esperto psicologo).

Si pensa di tutto e si ingrassa sempre nei punti sbagliati e allora perché non cercare di migliorare la nostra forma semplicemente camminado tanto, correndo o iscrivendosi in palestra, facendosi seguire da un istruttore. La strada non è tortuosa è semplicemente impegnativa ma molto più salutare senza farci necessariamente mancare i piaceri della nostra tavola.






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Le Regione Campania mantenga gli impegni assunti.

Notizia n° 545   del: 12-05-2011 [17:24]   Autore: Raffaelepirozzi
 

MADRE. LAVORATORI MUSEO: REGIONE RISPETTI I PATTI E MANTENGA LIVELLI OCCUPAZIONALI


Le lavoratrici e i lavoratori della Pierreci Codess Campania riuniti in assemblea il giorno 12 maggio 2011, visto l'aggravarsi dello stato di crisi che ormai da ottobre 2010 costringe 46 lavoratori in cassa integrazione, considerata la volontà della propria azienda a cessare la fornitura dei servizi erogati per conto Scabec all'interno del museo Madre con conseguenti gravi rischi sulla possibilità di mantenimento del proprio posto di lavoro, chiedono alla Regione Campania il rispetto degli impegni assunti in data 24 dicembre 2010 rispetto al mantenimento dei livelli occupazionali e alla continuità aziendale di Scabec". E' quanto informa una nota diffusa dai lavoratori della cooperativa a seguito dell'assemblea di stamane.
"Le lavoratrici e i lavoratori - aggiungono - ritengono gravissime e offensive le affermazioni a mezzo stampa del direttore del Museo Madre che continua a dimostrare scarsa dimestichezza con le forme previste dalla legge per la difesa di diritti costituzionalmente garantiti, primo fra tutti il lavoro, ed accusa le lavoratrici e i lavoratori di azioni di forza finalizzati a tenere in ostaggio una struttura di proprietà regionale".
"Le lavoratrici e i lavoratori - concludono - consapevoli del loro ruolo primario per la gestione dei servizi e dell'immagine stessa del Museo, faticano a comprendere come una struttura museale possa essere gestita senza il contributo di coloro che fino ad oggi hanno dedicato professionalità e passione all'affermazione internazionale del Madre".

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La presa di posizione dell'On. Berlusconi "viola il principio della legalità".

Notizia n° 544   del: 12-05-2011 [16:09]   Autore: Raffaelepirozzi
 



FAI E WWF

SU ‘STOP’ DEL PREMIER A DEMOLIZIONI ABUSIVISMO


VIOLA PRINCIPIO DI LEGALITA’

E PRELUDE A PROSSIMO CONDONO”


La proposta avanzata oggi dal presidente del Consiglio di presentare un provvedimento per la sospensione fino alla fine dell’anno delle demolizioni in Campania non è nuova. L’attuale Governo aveva già presentato nel 2010 il decreto legge n. 62 per la “Temporanea sospensione di talune demolizioni disposte dall’autorità giudiziaria in Campania” poi non convertito in legge dalla stessa maggioranza. Analoghe proposte sono state successivamente avanzate da parlamentari campani mediante emendamenti al cosiddetto Milleproroghe sia del 2010 che del 2011. Emendamenti dichiarati inammissibili dalle competenti commissioni parlamentari.

Nelle ultime ore di campagna elettorale si fa riuscire tale proposta sulla quale FAI (Fondo Ambiente Italiano) e WWF hanno sempre espresso la propria opposizione.

I precedenti citati partivano tutti dal presupposto di “sospendere temporaneamente le demolizioni di case destinate a prima abitazione in attesa di una completa ricognizione della situazione di fatto e di diritto sottostante”. In realtà non c’è nessuna esigenza di compiere una “ricognizione della situazione di fatto e di diritto sottostante” quando sussiste già una sentenza penale passata in giudicato di condanna alla demolizione dell’abuso edilizio. Il reale intento di chi compie queste proposte, come più volte denunciato da FAI e WWF, è da un lato quello di violare il principio di legalità derogando a sentenze penali definitive di condanna all’abbattimento di edifici abusivi e, dall’altro, riaprire in modo subdolo i termini per la presentazione delle domande di condono edilizio.



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Arresti della Guardia di Finanza.da Ansa

Notizia n° 543   del: 10-05-2011 [08:37]   Autore: Raffaelepirozzi
 

CAMORRA: ARRESTATO FELICIANO MALLARDO, IL CAPO CLAN DI GIUGLIANO

OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA TRA LAZIO E CAMPANIA

Beni per un valore complessivo stimato di 600 milioni di euro, tra cui 300 appartamenti a Roma, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza ad affiliati e prestanome dei clan camorristici dei Casalesi e Mallardo, quest' ultimo attivo nel Giuglianese, nell'ambito di un'operazione coordinata dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giovanni Conzo, Paolo Itri, Maria Cristina Ribera e Cesare Sirignano. Sette le persone arrestate, tra cui, Feliciano Mallardo, attuale reggente dell'organizzazione. Dalle indagini e' emerso che i due gruppi criminali avevano investito enormi somme di denaro a Roma dove ormai i Mallardo hanno dirottato gran parte dei loro interessi. Tra i beni sequestrati c'e' anche uno stabilimento per la torrefazione del caffe' di Castel Volturno. Secondo gli investigatori il caffe' 'Seddio' veniva 'imposto' a moltissimi bar del Casertano e del basso Lazio.

Nel corso dell'operazione anticamorra condotta tra il Lazio e la Campania dalla Guardia di Finanza, è stato catturato Feliciano Mallardo, detto "o sfregiato", ritenuto l'attuale capo dell'omonimo clan camorrista di Giugliano in Campania. Tra i beni sottoposti a sequestro, oltre a circa 900 immobili e 23 aziende, anche 200 conti corrente bancari, auto e moto di lusso e partecipazioni societarie. Le aziende del clan avevano acquisto il controllo di interi settori economici: dalla produzione e commercializzazione del caffè, ai centri scommesse, al commercio all'ingrosso di bibite e prodotti parafarmaceutici. Nel settore edile gli arrestati hanno effettuato, per conto del clan Mallardo, speculazioni edilizie e costituito numerose società immobiliari operanti soprattutto in Provincia di Roma. Le Fiamme Gialle di Roma stanno apponendo i sigilli su alcuni cantieri edili e su circa 230 tra terreni e unità immobiliari, in particolare nei Comuni di Roma, Mentana, Guidonia Montecelio, Monterotondo e Sant'Angelo Romano.

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La Morte di Melania Rea: Tra dubbi e certezze.

Notizia n° 542   del: 09-05-2011 [04:49]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LA MORTE DI MELANIA REA TRA DUBBI E CERTEZZE.



IL MARITO DI MELANIA HA UNA STORIA EXCONIUGALE DA DUE ANNI INTANTO LE ANALISI SUI COLTELLI DI SALVATORE RISULTANO NEGATIVE


di Lopreiato Antonella



Dopo la morte di Melania Carmela Rea si sta indagando sulla “storia extraconiugale” che il marito della stessa ha, da circa due anni con una soldatessa di 27 anni. Francesca, durante l’interrogatorio, ha confessato di avere una storia consolidata con il marito della vittima. Sembra infatti che la ventisettenne abbia ammesso che il marito di Melania era pronto a voler lasciare la moglie per potersi vivere la storia con la lei. Purtroppo la moglie aveva scoperto la relazione con un messaggio inequivoco, inviatogli da Francesca circa un anno e mezzo fa. La stessa Melania ha chiesto spiegazioni chiamando la soldatessa che pare abbia ammesso tutto. Melania aveva invitato Francesca a lasciar stare suo marito e lo stesso, adesso, dichiara di avere avuto una storia durata poco e che mai avrebbe lasciato la moglie. Non è quello che ammette la soldatessa che pare abbia avuto da Salvatore la conferma di voler lasciare la moglie per andare a vivere da lei. E’ giallo quindi sul rapporto tra i due coniugi che dopo continue contraddizioni sulle dichiarazioni di Salvatore, crea ancor più scompiglio. Incertezze e dubbi dunque, che destano molta inquietudine nell’ambiente intorno alla povera vittima. All’inizio pare che Salvatore abbia negato la storia extraconiugale, forse per non destare inutili dubbi o semplicemente perché c’è qualcosa che ancora non viene a galla.

Intanto i competenti hanno effettuato l’analisi dei coltelli che il marito avrebbe avuto in regalo come istruttore. Non hanno dato nessun esito positivo ma si continua ad indagare per avere giustizia su una donna di soli 29 anni, uccisa da non si sa chi e per cosa. Era una donna giovanissima, che aveva avuto una bambina diciassette mesi fa e che desiderava con tutta se stessa. Ha lottato per salvare il suo matrimonio.

Era incinta quando scoprì il tradimento e da quel momento la sua vita cambiò. Differentemente da ciò che sapevano familiari e amici, la coppia viveva una crisi, la giovane moglie era triste e viveva in silenzio il dolore che provava per quello che Salvatore le stava facendo.

Cosa c’è dietro l’omicidio della giovane donna? Ancora le indagini sembrano essere vaghe, nulla è certezza, si indaga sul rapporto tra i due coniugi, forse parte tutto da lì.

Ci si chiede quali erano i veri rapporti dei due e chi avrebbe voluto la morte di Melania. Le indagini si concentrano su Salvatore e continuano incessantemente.

Francesca ammette di sentirsi presa in giro per via delle dichiarazioni di Salvatore date agli ufficiali che pare sembrano essere incoerenti con quelle che ammette la ragazza: “a me diceva certe cose e invece magari sono stata una delle tante storie che una persona può avere fuori dal matrimonio", se pure è stato vero, come diceva a me, che si voleva separare, sicuramente a Melania non avrebbe detto che si separava per un'altra donna, ma perché non andavano più d'accordo. Mai le avrebbe detto ti lascio per un'altra persona, perché comunque le voleva bene e non voleva farla soffrire, questo è sicuro", ha dichiarato.

Cosa c’è nella mente perversa di chi arriva a un tale gesto? Di sicuro chi uccide è una persona malata, che non può e non ha coscienza. “L’atto incontrastato di una violenza simile non può essere perdonato”. “Una giovane ragazza, piena di vita, che amava la sua famiglia e la sua stessa vita, non può avere avuto un’ingiustizia simile”, eppure è accaduto.

Resta ancora incerto e dubbioso il luogo in cui la donna è stata ritrovata morta, nel Bosco delle Casermette, proprio dove si svolgono esercitazioni sul Rav e Salvatore dice di essersi appartato proprio lì, settimane prima del delitto. Troppe coincidenze, troppi dubbi.





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