L’esito deludente delle ultime elezioni europee ed amministrative deve contribuire ad aprire una importante discussione nel campo vasto delle sinistre. La “sinistra che guarda al centro” ha limitato i danni (alle europee) ma è lontana da un esito che lasci intravedere una prospettiva politica più rosea, per sé e per il Paese. Il continuo inseguimento dell’elettore mediano sul terreno di politiche moderate non ha attratto il centro politico ed ha, al contrario, prodotto un ulteriore deficit tra le fila degli elettori progressisti. Ad ottobre si terrà, il 1° vero Congresso del Pd. Due le candidature già ufficializzate: Franceschini e Bersani. Tali proposte sono tutte autorevoli e l’esordio di una competizione – che si annuncia – autentica nelle primarie è di sicuro un fatto positivo. Tuttavia, la questione più che di leadership è, ad avviso di chi scrive, di chiarezza di contenuti ed obiettivi.
Una costruzione politica complessa, quale il Pd certamente è, necessita di tempi medio-lunghi per una completa ‘messa a punto’. Alcuni nodi programmatici, però, non sono più eludibili, così come la fondamentale questione della politica delle alleanze. Almeno su questo piano sembra che ai candidati corrisponda una diversa strategia. Lo stesso, purtroppo, non è possibile dire per quel che concerne i rispettivi programmi, di cui non c’è traccia alcuna. La riconferma del segretario uscente dovrebbe comportare – verosimilmente – la continuazione sulla strada della presunta “autosufficienza” e della vocazione maggioritaria (del centrosinistra senza trattino), che tanti danni ha già prodotto. L’elezione dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico potrebbe inaugurare una nuova stagione del centro-sinistra (con il trattino, appunto). Un centro-sinistra che dovrà essere più agile ed imperniato su alcuni punti programmatici forti e chiari: centralità del lavoro, laicità dello Stato, diritti civili, intervento pubblico di qualità, riforma delle istituzioni del Welfare (per far fronte ai nuovi rischi senza, però, tralasciare i vecchi), ambiente.
Questa nuova alleanza dovrebbe, poi, farsi sostenitrice leale ed intransigente delle istanze del Mezzogiorno. Il rilancio del Paese non potrà avvenire senza fornire una vera soluzione all’arretramento economico del Sud del Paese. Non vi è contrapposizione tra l’economia del nord e quella del sud ed anzi la crescita del Mezzogiorno - anche attraverso l’integrazione economica dell’area del Mediterraneo – avrà indubbi riflessi positivi sulla crescita economica del settentrione e, in una visione più ampia, di tutto il Paese.
Su questo piano molto interessanti appaiono le recenti iniziative che hanno messo al centro il Sud: da “Io Sud” di Poli Bortone a Sudd di Bassolino. Rilevante anche l’esperienza del Governatore della Puglia che ha profuso non pochi sforzi in questa direzione, contribuendo, da ultimo, all’approvazione del protocollo d’intesa (firmato lo scorso 25 giugno) del P.O.N. Ricerca & Sviluppo che di fatto avvia le attività legate alla ricerca nelle Regioni del cosiddetto obiettivo Convergenza (Puglia, Calabria, Campania e Sicilia). Le risorse complessive ammontano, per il periodo 2007-13, ad oltre 6 miliardi di euro. Vendola ha azzerato nelle ultime ore l’intera Giunta regionale a causa dei nuovi equilibri politici risultanti dalle recenti elezioni amministrative, ma soprattutto per gli effetti dell’inchiesta della Procura di Bari sulla Sanità pugliese. Il leader di Sinistra e Libertà ha già annunciato che il rimpasto sarà caratterizzato dal coinvolgimento di tutte le forze politiche che hanno a cuore il futuro del Mezzogiorno e della Puglia.
Occorre insomma rimettere il Mezzogiorno al centro del dibattito nazionale ed europeo. La società e la politica devono formulare le istanze che devono, poi, essere convertite in adeguati out-put dalle istituzioni locali, nazionali ed europee.
Non si auspica, dunque, la nascita di un nuovo Partito territoriale sul modello della Lega, ma un’alleanza meridionalista fondata su un’idea di sviluppo del Mezzogiorno che non può più essere procrastinata. Un’alleanza capace di imporre scelte programmatiche nette ai Governi che sostiene e di esercitare un’importante pressione su quelli politicamente contrapposti. La realizzazione delle istanze del Mezzogiorno potrebbe così essere sostenuta oltre che dalle forze culturali, sociali e politiche del centro-sinistra (che devono costituire il fulcro di questo progetto), anche da associazioni, movimenti e ‘pezzi’ di partiti orbitanti nella galassia del centro e della destra, ma scontenti della completa assenza di politiche meridionaliste in questo schieramento.
I partiti dell’‘estrema’ (Prc, Sinistra e Libertà), dal canto loro, dovrebbero spostare l’attenzione dall’ideologia alla pratica concreta e comprendere che seppur esiste ancora una forte domanda di sinistra nel Paese, è necessario mettere in campo un’offerta adeguata. Il dato elettorale incoraggiante al Sud (soprattutto di SeL) deve spingere queste forze a fare dello sviluppo del Mezzogiorno un punto programmatico prioritario. Il consenso nelle altre aree del Paese lo si conquista fornendo risposte concrete a problemi reali: immigrazione e politica dei flussi migratori, sicurezza nelle aree urbane, tutela del lavoro e dell’ambiente, politiche sociali.
Queste risposte dovranno distinguersi dalla barbarie della destra ma nello stesso tempo essere politicamente e finanziariamente realizzabili. Questa sinistra se vuole superare la gravissima crisi, che sta progressivamente restringendo il suo spazio politico, dovrà dimostrare di essere utile. Alla capacità di analisi e di diagnosi deve necessariamente seguire l’indicazione di cure risolutive. Altrimenti si condannerà all’estinzione.
L’APPUNTAMENTO CONGRESSUALE DEL PARTITO DEMOCRATICO
di Alleanza Riformista
Ciò che Alleanza Riformista chiede a Bersani è un progetto di ammodernamento della società italiana nel quale sia inserito il rilancio di una nuova politica per il Mezzogiorno, che abbia come orizzonte non più solo le regioni meridionali, come accadeva un tempo, ma un riequilibrio nel contesto dell’Europa mediterranea.
Anche chi intende candidarsi alla carica di Segretario Regionale in Campania deve presentare una piattaforma congressuale ripartendo dal territorio e dalla selezione di una nuova classe dirigente.
la crisi economica, la dilagante disoccupazione, la caduta del potere di acquisto delle fasce più deboli, la crisi esistenziale delle nuove generazioni, la lotta alla criminalità, la tutela e salvaguardia dell’ambiente: questi sono i principali temi da rimettere al centro del dibattito interno al Partito unitamente alla questione irrisolta del Mezzogiorno e delle sue popolazioni.
In questo modo, in vista dell’appuntamento congressuale, si possono mettere alle spalle le divisioni interne al Partito Democratico, che anche nella riunione della Direzione Regionale di ieri sono apparse lampanti, e superare gli errori compiuti, a partire dalla rottura delle vecchie alleanze.
La seduta odierna del Consiglio dei Ministri ha approvato alcune norme riguardanti il precariato nella pubblica amministrazione, contenute all'interno dei provvedimenti anticrisi.
Due successi per i lavoratori e le organizzazioni sindacali risultano evidenti dal testo del decreto:
- la ghigliottina del 30 giugno (data contenuta nell'atto senato 1167, provvedimento mai approvato, come termine per le stabilizzazioni) viene cancellata
- per la prima volta non si parla del 31 Dicembre 2009 come termine ultimo per le stabilizzazioni, ma del triennio 2010-2012
Entrambi questi punti, come i correttivi apportati alle norme riguardanti le assenze per malattia, ci lasciano sperare che il Ministro Brunetta abbia iniziato a ravvedersi. Per noi riformisti, meglio tardi che mai.
Adesso ci aspettiamo che si proceda presto alla consultazione delle organizzazioni sindacali per delineare una strategia condivisa per la definitiva soluzione del problema.
Alla luce di questi provvedimenti, possiamo ritenere scongiurato il rischio che migliaia di dipendenti pubblici perdano il loro posto di lavoro, auspicando che si apra una nuova fase che porti alla ridefinizione di regole certe che garantiscano i diritti dei lavoratori pubblici.
"In altre nazioni se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni". Così esordisce l'editoriale di Famiglia Cristiana dedicato alla condotta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il settimanale cattolico critica duramente il premier sul caso delle escort, sottolineando che "è stato superato il limite della decenza". Chiede quindi l'intervento della Santa Sede perchè, spiega, "non si può far finta che non stia succedendo nulla, i cristiani sono frastornati da questo clima di decadimento morale, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno disincantata". L'autorità senza esempi di comportamento, si legge, "non ha non ha alcuna autorevolezza e forza morale. E' pura ipocrisia o convenienza di interessi privati".
"Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una 'zona franca' dall'etica". La morale, conclude il giornale, non si può scambiare "con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico 'piatto di lenticchie', da respingere al mittente".
Le donne italiane guadagnano il 25% in meno degli uomini perché occupano posizioni svantaggiate: a parità di incarico, la differenza si riduce al 3%. Secondo quanto riporta oggi l'agenzia Apcom, è questo quello che emerge da una ricerca durata tre anni e conclusa in questi giorni dall`Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi e da HayGroup su 31.882 lavoratori di 97 aziende. In Italia, secondo l'analisi, una donna guadagna, in media, tra il 22,8% (retribuzione annua lorda) e il 25,2% retribuzione globale annua) meno di un uomo. Ma se, anziché dividere il monte retribuzione delle donne per il numero di donne che lavorano, facendo altrettanto con gli uomini, si confrontano gli stipendi dei due sessi a parità di incarico, anzianità e azienda, la differenza si riduce al 3%.
La notizia della formazione di un nuovo Gruppo al Parlamento europeo che riunirà il PSE e gli altri partiti democratici che aderiranno ha consentito al PD di sciogliere il nodo della sua collocazione in Parlamento.
Cambia dunque il nome del Gruppo ma non si cancella la natura dei Partiti che vi aderiscono. Non è quello che pensavano i settori rutelliani del PD ma è certamente l’apertura verso la nuova formazione politica che il PD ha creato in Italia ed ha intenzione di realizzare anche in Europa.
Da vecchi socialisti quali siamo salutiamo questa decisione come un passo avanti importante nella direzione auspicata dai fondatori del PD e seguiremo con particolare attenzione le riserve sollevate Rutelli che da tempo sta conducendo una battaglia di logoramento all’interno del PD in vista di scelte che ha in animo di fare ma che rinvia per motivi tattici. Il Congresso di Ottobre però è alle porte e molti altri nodi, dalla forma Partito, alle alleanze, alla selezione del gruppo dirigente, dovranno essere sciolti per restituire slancio e credibilità al nuovo Partito democratico.
'I soldi dei rimborsi elettorali dei partiti che non hanno raggiunto il 4% alle ultime Europee, piu' di 33 milioni di euro, tornino agli italiani. Se, al contrario, venissero spartiti tra le sole cinque forze che hanno superato lo sbarramento ci troveremmo davanti ad una 'euro-truffa' che rappresenterebbe l'ultima ipocrisia della politica italiana'.Cosi' Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista, a proposito dei rimborsi per le elezioni europee, che in base alla legge spettano solo alle liste che hanno ottenuto seggi, superando la soglia del 4%.
'La 'torta' dei rimborsi - dice Nencini - e' calcolata in base ai cittadini aventi diritto al voto: ci pare logico, oltre che etico, che dagli oltre 251 milioni di euro sia tolta la cifra che spetterebbe ai partiti rimasti senza rappresentanza. Questi soldi devono tornare agli italiani e non essere utilizzati per rimpinguare le casse di chi si e' fatto una legge elettorale su misura per consolidare un bipartitismo zoppo o un monopartitismo imperfetto'. 'Ne siamo ancora piu' convinti - conclude il leader socialista - dopo avere appreso dal tesoriere del Pd che negli ultimi cinque anni i partiti hanno ottenuto, tramite i rimborsi elettorali, quasi un miliardo di euro'.