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::PD e democrazia::

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L'Italia multietnica: Posizione di Alleanza Riformista.

Notizia n° 20   del: 11-05-2009 [21:31]   Autore: Raffaelepirozzi
 

L’ITALIA MULTIETNICA LA POSIZIONE DI ALLEANZA RIFORMISTA .

Fonte Comunicato stampa

www.notiziesindacali.com

Ormai sta diventando stucchevole la polemica quotidiana sulle ultime frasi di Berlusconi: l’ultima riguarda L’Italia, che non sarà mai un Paese “multietnico”. Se non smentirà fra qualche giorno quello che ha appena detto ieri c’è materia di cui preoccuparsi.

Io non credo che si debba prendere sul serio anche quest’ultima uscita del Presidente del Consiglio mosso ormai solo dai sondaggi e dalle spinte oltranziste della Lega; la cosa che invece deve far riflettere è la totale acquiescenza degli uomini che lo circondano.

Non penso ai tanti “yesmen” di cui si circonda; penso ai tanti ex socialisti finiti in Forza Italia prima ed ora nel PDL con AN.

Penso a Stefania Craxi, a Cicchitto, a Sacconi, a Brunetta, alla Boniver, ecc..

Come fanno a vivere ed a condividere, con il loro silenzio, lo scempio che quotidianamente si compie nei confronti delle vere libertà della persona, del credo, e del pensiero libero che sono stati da sempre il terreno di coltura dell’idea socialista in ogni angolo di questo Paese.

Non è Berlusconi e neanche la Lega a destare sconcerto, sono costoro che hanno abiurato la fede politica di cui si sono nutriti accanto ad uomini come Riccardo Lombardi, Pietro Nenni e Francesco De Martino.

Continuano a fare politica ma non dovranno mai ricordare la loro storia, sarebbe troppo stridente il contrasto fra quello che hanno appreso da giovani e quello che stanno facendo ora all’ombra di questo degradante potere.

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Continua il dibattito sul Mezzogiorno- Peppe Corona.

Notizia n° 19   del: 06-05-2009 [18:56]   Autore: Raffaelepirozzi
 

MEZZOGIORNO: CHE FARE?

di Giuseppe Corona

Nei pochi anni che ci separano dalla piena attuazione della legge sul federalismo fiscale, a Napoli e nel Mezzogiorno, se vogliamo salvarci, deve, ripeto: deve, svilupparsi e maturare una vasta rivoluzione che mandi all’aria tutto l’armamentario su cui si sono rette le classi dirigenti meridionali in questo dopoguerra.

Stiamo ai fatti, non inoltriamoci in inutili disquisizioni spacca capelli, se sia più o meno giusto, più o meno cinico e baro, il destino che ci sta colpendo.

Un fatto è che, ormai, tutto cospira a rendere inutilizzabile lo strumento della spesa pubblica per la missione, finora vana, di sollevare le nostre sorti. Lo stesso strumento dei fondi europei si esaurirà, il re è nudo.

L’altro fatto, che vale in particolare per noi napoletani e sarebbe dovuto essere metabolizzato da tempo, è che non esiste più nel Mezzogiorno un centro dominante, una capitale. Il Mezzogiorno è disarticolato, esistono più centri di media-grande potenza, ma nessuno, da solo, sufficiente. Né la regia, con l’ormai affermato regionalismo e federalismo, può più stare a Roma.

Roma, tuttavia, come centro politico, bisogna di una profonda riforma istituzionale che rafforzi il governo, separi le Camere, ci dia il Senato federale. Quest’ultimo è per il Mezzogiorno più essenziale che per il Nord. In esso può prendere corpo quel concerto interregionale che è la condizione sovrastrutturale, direbbe Marx, per assicurare una massa critica politica funzionale a forme di decisione sovraregionale, specialmente in direzione di un progetto, d'infrastrutturazione, in senso lato, del nostro territorio, non regione per regione, ma considerato nel suo insieme. Bisogna recuperare allo sviluppo tutta la dorsale appenninica, rendendola zona di passaggio, di traffici e di residenza.

Il Mediterraneo è oggi un atout, il nostro latifondo, la nostra rendita di posizione. A esso, se sapremo muoverci, affluiranno capitali nazionali e internazionali a complemento dell’ormai magro capitale pubblico. Un centro finanziario finalizzato alla missione Sud è necessità ineludibile. La Banca del Sud, partecipata dalle Regioni? Bisogna suturare la ferita storica tra continente e isola. Si smetta di fare cattiva retorica ambientalista sul ponte di Messina!

Bisogna mettere in piedi una vertenza Europa per una giusta concessione di vantaggi competitivi, non di quote di spesa pubblica, su fisco, emersione dal sommerso, costo del denaro, costo del lavoro. Vogliamo farcela da soli! CISL, UIL e UGL hanno già provveduto a modificare il sistema contrattuale, passaggio decisivo anche se non sufficiente da solo.

Bisogna mobilitare, facendo emergere il sommerso, tutta la potenza finanziaria del Sud, riciclandola, pulendola, legalizzandola, accompagnandola con un'inflessibile guerra all'illegalità. Si salvino esercito e ufficiali intermedi, si colpisca la testa, facciamola finita, con la Politica, con la malavita, altrimenti invincibile.

Bisogna mobilitare giovani e donne. La scuola di massa versa in cattive acque, ma ha portato giovani e donne a una potenziale partecipazione politica. Va salvata e potenziata, gli insegnanti si diano una missione civica e la trasformino in scuola di popolo. Il Mezzogiorno è nelle mani di donne e giovani scolarizzati, non dei “contadini poveri”.

Il giornalismo stampato e parlato sia libero e americano, non faccia sconti a nessuno.

Napoli, grande potenza metropolitana, ha un nuovo futuro di grandezza. Si deve liberare dai baroni della committenza pubblica. Ritornino i liberi Comuni!


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La lista dei candidati alle elezioni Europee.

Notizia n° 18   del: 15-04-2009 [12:44]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LA LISTA DELLE EUROPEE

Fonte comunicato stampa

www.notiziesindacali.com



A quanto pare gli errori delle politiche non sono serviti a correggere la rotta.

Le stesse ottuse chiusure sui nomi tutti interni al Partito e tutti puntualmente scelti nella logica delle due principali componenti dei DS e Margherita.

Almeno sulle europee dove l’immagine del Partito doveva andare oltre i confini dell’apparato ci saremmo aspettati nomi illustri della società civile ed invece si è tornati alla logica dei compensi per gli esclusi dalle cariche e dagli incarichi come è accaduto per il buon Montemarano dimissionato a forza dall’incarico di Assessore e compensato con la candidatura alle europee.

Non un solo nome della tradizione socialista è stato candidato.

Chi, come Noi, si richiama a quella tradizione, attenderà ancora di vedere le liste alle provinciali prima di prendere atto che il Partito in cui sono entrati è l’esatto contrario di quello che immaginavano quando vi hanno aderito.

Dov’è il partito aperto a tutte le anime interne ed a tutte le nuove istanze della società civile?

Come si può sostenere che questo Partito sia nato per cambiare l’Italia se alla prova dei fatti non è in grado di cambiare neanche se stesso ?








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Costruire un nuovo Partito Democratico.

Notizia n° 17   del: 12-04-2009 [09:16]   Autore: Raffaelepirozzi
 

UN NUOVO PARTITO DEMOCRATICO.

di Raffaele Pirozzi

Siamo impegnati a costruire il nuovo “Partito Democratico” che deve essere non la sommatoria dei Ds e della Margherita con qualche appendice dei Socialisti che hanno aderito alla nuova formazione politica bensì un vero e nuovo Partito.

Noi abbiamo inteso la costruzione del nuovo “Partito Democratico” come il Partito delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrice , e dei piccoli imprenditori che rappresentano il 85% del tessuto produttivo italiano.

Quello a cui siamo costretti ad assistere è qualcosa di diverso e cioè : I socialisti sono visti con fastidio e dove la presenza è “maggioritaria” dei Ds questi fanno man bassa di tutti gli incarichi e viceversa dove la presenza maggioritaria è della “Margherita” avviene quello che fanno i DS.

Tutto questo comporta che i Partiti sono diventati impermeabili ad ogni esigenza di “rinnovamento “ ed incapaci di affrontare i difficili problemi della gente: Sanità, Lavoro.. Redditto ecc.ecc..

Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un nuovo Partito bensì alla “sommatoria di due entità che sta determinando nella gente un “rifiuto aprioristico dell'entità Partito”. Questo, a lunga andare, può mettere in discussione la “democrazia “ nel Paese. E' il rischio che il Paese sta correndoin questi mesi.

Noi non ci arrendiamo ed a fianco alla necessità di far venire fuori una “capace classe dirigente” capace di lavorare per la gente, è necessario costruire un Partito Democratico così come era stato inteso il 14 Ottobre 2007: Un Partito aperto ai giovani, donne, ai lavoratori e lavoratrici ed ai piccoli imprenditori.

Napoli, 12/04/09

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La paura dell'Occidente e l'Etica di Giuseppe Corona

Notizia n° 16   del: 04-04-2009 [08:34]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LA PAURA DELL’OCCIDENTE E L’ETICA

di Giuseppe Corona


Tremonti, ne sono convinto, è un ottimo ministro, brillante e creativo. Inoltre vede dove l’Accademia non ha mai visto né mai vedrà. Il suo “silete economisti” è da incorniciare.

La sua campagna etica, contro la finanza e il mercato, è però sbagliata e pericolosa. Fa risorgere un soggetto etico di cui non si avvertiva alcun bisogno: lo Stato, povero, misero strumento di ordine e polizia che dovrebbe essere al servizio del popolo. Solo una certa sinistra, con la sua interpretazione della democrazia moderna, gli ha conferito la sinistra aura di Signore dei nostri destini.

Porre oggi la questione dell’etica è sacrosanto, se, però, anziché di Stato, si parlasse di Repubblica, popolo ed etica sarebbe già altra cosa e altri sarebbero i luoghi deputati a venirne a capo.

La campagna etica oggi in corso è sbagliata e pericolosa perché, nei modi e coi contenuti con cui viene proposta, è destinata a inaugurare un’epoca di Restaurazione autoritaristica, tanto stupida quanto violenta e impotente. Corrisponde, in fondo, al disegno restauratore del Papato da Wojtyla in poi. Potrà anche avere qualche successo, ma sarà effimero e disastroso per la libertà dell’uomo.

Si può contrapporre a questo disegno quell’allegra e sbracata compagnia cui è ormai ridotta la sinistra non solo italiana ma mondiale? La sinistra della New Hollywood, che sa solo esibire ed esigere diritti poco riflettuti e scarsamente meritati, che sa solo rivendicare il permesso totale?

Sotto processo viene portato quel fenomeno ambiguo e complesso che fu il ’68 e non ci si rende conto che si scambia il ’68 per il torto che, con il loro conformista trasgredire, gli arrecano i sessantottini originari e acquisiti, questi fanciullini mai cresciuti. C’è qualcuno oggi che osa non trasgredire? Chi osa, oggi, trasgredire la trasgressione? La trasgressione che gode dell’appoggio della Cassazione?

La questione etica è però altra dalle soluzioni agitate da Tremonti, o dal ministro Gelmini. La condotta nella scuola non si conquista con un voto, ma formando i professori! Certo meglio che tante “trasgressioni”, almeno è posto il problema!

Se però si accusa il mercato di essere, in quanto tale, immorale, privo di etica, allora ci si pone sulla strada senza ritorno dell’aberrazione statalista. E’ come accusare la scuola di essere intrinsecamente priva di etica. La scuola, il luogo, per eccellenza, dell’ethos, il suo luogo sorgivo!

Cos’è l’ethos? L’ethos è demone all’uomo, diceva Eraclito. I demoni erano, per i greci, le guide al loro agire. L’ethos è la guida delle azioni umane. Ogni azione umana ha e vuole il suo ethos, imporglielo dall’esterno da parte di un Supremo Ente sovraordinato, è operazione esteriore, superficiale, artificiosa e barbara. Barbara, come barbare furono le azioni di Stalin e di Hitler.

Ogni azione ha una sua misura cui conformarsi, questo vuol dire ethos. L’azione economica, come quella del genitore, del medico, del professore, del maestro, del politico e così via.

Il mercato ha il suo ethos, ossia le sue regole, le sue misure. Se non le ha ancora trovate, oggi non ieri, come non le trova, oggi, il politico, il padre, il medico etc., il punto d'infrazione va cercato e trovato dai protagonisti attraverso un serio e appassionato interrogarsi. Magari scacciando da ognuno di noi i fuchi, i fanciullini mai cresciuti, non imponendo opinioni esterne di esterni incompetenti. Il politico dovrebbe stimolare questo interrogarsi e tirare le fila, non imporle. Ciò però presuppone che l’azione politica trovi, anch’essa, la sua misura, in un mondo cambiato, cui non si può e non si deve chiedere di tornare indietro.

L’uomo occidentale vive oggi un grande sbandamento, ha paura, a ragione, di ciò che ha fatto. Su queste sue attuali insicurezze e paure, su questo suo interrogarsi affannoso e, per molti aspetti, assai, troppo frettoloso, incombe una domanda di fondo ancora senza risposta, in definitiva, inesplorata. Cosa determina la nostra “decadence”, questo nostro credere che tutto sia vano e che nulla valga, che ci snerva, ci toglie le forze e ci spinge a vivere alla giornata senza alcuna ambizione del duraturo? Come si combatte questa “decadence” moderna, il nichilismo, ombra e tenebra che ci avvolge e ci oscura il cammino?

Se manca e mancherà la risposta a questa domanda di fondo, ogni ritrovato sarà espediente provvisorio ed effimero, ci aiuterà, forse, a tirare a campare, ma, fino a quando?

Che io sappia, solo uno finora ha guardato in faccia questo terribile enigma, questo Minotauro che divora la gioventù. Ha anche proposto una soluzione. Passò, nel migliore dei casi, per “poeta”, cioè per uno stravagante.(14. continua)

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Il Partito Democratico rimane nel limbo e non sceglie.

Notizia n° 15   del: 03-04-2009 [13:15]   Autore: Raffaelepirozzi
 

IL PD NON SCEGLIE!

ALLEANZA RIFORMISTA


Fonte Comunicato stampa

www.notiziesindacali.com


Con Franceschini il Partito democratico ha ripreso a muoversi, facendo con più convinzione l’opposizione al Governo Berlusconi.

I segnali positivi però non vanno oltre il confine tracciato da Veltroni; Continuano le divisioni sui temi etici, che mostrano un Fini molto più laico di un Rutelli;

continuano i distinguo sui rapporti con la CGIL ed il mondo sindacale; continua l’ambiguità sulle alleanze ed i rapporti con l’IdV; ma quello che più scuote la coscienza dei militanti è la decisione di non aderire al Gruppo socialista europeo rimanendo nel limbo dei senza Patria.

Questa non scelta, contrapposta all’adesione convinta del Pdl al PPE, mette in una condizione di grande difficoltà il nostro Partito non solo alle prossime elezioni, ma nella stessa prospettiva politica futura del PD nel nostro Paese.

In questa condizione di stallo il Partito non può rimanere oltre.

Per quel che ci riguarda, già al prossimo direttivo regionale del PD campano

Alleanza riformista presenterà un Ordine del giorno con la esplicita richiesta rivolta a tutti i parlamentari europei eletti nella lista del PD di aderire individualmente al Gruppo socialista europeo manifestando il proprio netto dissenso dalla decisione assunta dalla

Segreteria nazionale del Partito.


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La corrente Fini ed il partito che non esiste - Giuseppe Corona

Notizia n° 14   del: 30-03-2009 [21:12]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LA CORRENTE FINI E IL PARTITO CHE NON C’E’

di Giuseppe Corona

Come usciti in frotta dal Galateo di Monsignor Della Casa i politically correct, capeggiati da D’Alema, si vanno iscrivendo alla corrente, che non c’è né può esserci, del Presidente della Camera e snobbano Berlusconi. Allevati all’arte dello “sviluppare le contraddizioni del campo avverso” in realtà ne ingrossano le file, come i comunisti le file della D.C., iscrivendosi alle sue correnti. Per la cronaca, il Monsignore da un tribunale dell’Inquisizione processò i riformisti.

Perché tutto ciò? Ce lo spiega, sul Corriere, Della Loggia, anch’esso iscrittosi alla corrente che non c’è: l’anticomunismo di Berlusconi alimenta la discordia nazionale.

Di qual dubbio gusto, oltre che affronto all’arte della politica, sia auspicare che l’amico dell’avversario gli si faccia sicario per eliminare chi non si riesce a sconfiggere, lo si giudichi. Giochi di corte! Piccole furbizie di cui sorridere, se non ritardassero l’apertura del cantiere di un partito alternativo a quello di Berlusconi che, anziché disegnarne goffe caricature, ne capisse ampiezza, radicamento, altezza del progetto, efficacia della vis polemica e propagandistica.

Autentica novità di questo congresso è il lancio, nel passato solo abbozzato, della “rivoluzione liberale di popolo” per “la terza ricostruzione dell’Italia”. Dopo la rivoluzione liberale elitaria di Cavour del primo Risorgimento, dopo la rivoluzione sociale e democratica di massa, non di popolo, del secondo Risorgimento ( la Resistenza), Berlusconi, stranamente inascoltato, pone l’obiettivo della “rivoluzione liberale di popolo” per una “democrazia compiuta”.

Chi fa politica studiando e operando, non spicciando faccende, troverà singolari assonanze con la “rivoluzione incompiuta” della borghesia liberale del Gramsci che scrive sul Risorgimento, istituendo un nesso stretto tra questa incompiutezza e “quistione meridionale”. Che sia vero?

Il partito “maggioritario” di alternanza, esistente in potenza ma tutto da costruire, ha interesse che la

slavina faccia, precondizione indispensabile, opera di sgombro. L’anticomunismo di Berlusconi è bandiera che scalda e galvanizza, ma ha di mira, in realtà, lo statalismo, che il P.C.I. teorizzò e la D.C. magistralmente praticò, addormentando il Sud con l’assistenza. Si mira al rovesciamento della tavola dei valori: non più lo Stato sul Popolo, ma il Popolo sullo Stato. Come, dice il “rozzo” erasmiano, fecero inglesi, americani e francesi.

C’è problema a farsi tutti anticomunisti, accontentare Berlusconi e scrivere concordemente le grandi riforme di cui ha bisogno il paese? Il Mezzogiorno statalista, ne parleremo un’altra volta, ha tutto da guadagnarci, forse potrebbe addirittura partecipare, finalmente, a un Risorgimento!

Più umiltà, si studi l’arte della politica, forse chi detta l’agenda politica da quindici anni ne ha un pizzico in più.

Suggestione: Veltroni fornì un formidabile assist, magistralmente trasformato da Berlusconi. Per eccesso d'ingenua generosità e di credito alla nomenclatura, pagò, colpito dai suoi non da Berlusconi. Non è che questi stia restituendo il favore? Che il partito liberale di popolo favorisca un partito democratico di popolo? Il politico serio, se stima se stesso, stima l’avversario e a volte accetta l’assist.

A volte, Togliatti insegna, ci si allea con lui per sgombrare il campo e prepararlo al nuovo campionato. Di certi nonni si può e si deve dire tutto il male, ma conoscevano l’arte!

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