innanzitutto la ringrazio per il Suo interessamento alla vicenda; la storia ultima del Gruppo e dello stabilimento di Sulmona è a dir poco travagliata.
La Sit industrie International S.p.a., di recente trasformatasi in Sitindustrie Tubes & Pipes S.p.a., è un gruppo industriale che ha il suo core business nella metallurgia (produzione di manufatti in acciaio e in leghe di rame, in particolare tubi e raccorderie). Lo stabilimento di Sulmona, alimentato dalla fonderia di Pieve Vergonte (VB), è l'unità produttiva principale per quanto riguarda la produzione di tubi per scambiatori di calore, refrigerazione e, forse unica realtà in Europa, per la dissalazione delle acque marine; quest'ultima attività sopratutto negli ultimi dieci-quindici anni ha assunto un'importanza strategica elevatissima, dato il continuo aumento della richiesta che proviene specialmente dai paesi del Golfo Persico; da noi a Sulmona si producono normalmente circa 6000 tons. di tubi l'anno per questo mercato. Da qualche tempo a questa parte l'Azienda ha iniziato a muoversi per delocalizzzare la produzione di questi materiali, senza tuttavia avere del tutto chiare le proprie intenzioni; inizialmente pensò di impiantarsi in Cina (anno 2006) coinvolgendo nelle attività preparatorie anche parte del personale tecnico del ns. stabilimento; poi, tramontato quel progetto ci si è orientati in una prima fase a creare una realtà produttiva direttamente in loco (negli Emirati Arabi, Dubai), poi a una meno onerosa (dal punto di vista finanziario) ricerca di partnership con produttori cinesi, realtà prepotentemente emergente nel settore; ad oggi, però, l'unica intenzione che appare essere salda nella volontà dell'Azienda è quella di chiudere comunque lo stabilimento di Sulmona. Per una serie di circostanze talvolta anche fortunose, un gruppo di dipendenti, grazie alle proprie competenze tecniche e alla esperienza maturata nel settore da anni, è riuscito ad instaurare con la proprietà (anch'essa coadiuvata da uno staff tecnico) un rapporto diretto, teso a elaborare proposte di rilancio dello stabilimento con piani produttivi innovativi, riduzioni significative dei costi e addirittura indagini preliminari di mercato atte a dimostrare che esistono le condizioni oggettive a che lo stabilimento di Sulmona non solo possa continuare a produrre, ma riesca ad aumentare la redditività che nel corso degli anni ha saputo garantire all'intero Gruppo. Come è facile immaginare, nella dialettica prettamente tecnica instauratasi tra lo stabilimento e la Proprietà, il sindacato nelle tre sigle confederali (FIM FIOM UILM) ha preteso un ruolo da protagonista; nulla da eccepire a livello di principio, ma talvolta gli interventi non sono stati del tutto pertinenti nè funzionali allo scopo principale: salvare lo stabilimento e il maggior numero possibile di posti di lavoro. A tutt'oggi, tra rinvii, promesse (con nulla sulla carta), buone intenzioni e dichiarazioni di intenti la ns. vertenza va avanti; l'unica certezza giuridica è la seguente: centosessantuno richieste di messa in mobilità (per tutti i dipendenti del sito), operative dal prossimo 30 novembre. Certo è che senza la resistenza messa in atto da quello sparuto manipolo di tecnici la questione si sarebbe risolta già da tempo a favore della chiusura e del licenziamento di tutti i dipendenti. Comunque, il ns. impegno continua, con l'auspicio di trovare nelle rappresentanze sindacali un alleato e un puntello anzichè un ulteriore avversario.
Spero che quanto scritto, unitamente a quanto riportato la volta precedente, sopra possa essere utile per avere un quadro di massima della situazione di questo stabilimento. Nel caso non lo fosse, non esiti a chiedere ulteriori informazioni in merito. Mi piacerebbe leggere quanto sarà riportato sulla questione, quindi se le sarei grato se mi indicasse qual è il periodico su cui sarà pubblicato l'articolo.
Grazie ancora per tutto quello che ha fatto e che farà in futuro per noi.
SCOPERTA UNA SOCIETA' ILLEGALE DI BEN 131 PERSONE. E' AVVENUTO A BRINDISI GRAZIE ALL'IMPEGNO DELLA GUARDIA DI FINANZA..
di Raffaele Pirozzi
Una società che impiegava 131 lavoratori irregolari era sconosciuta al Fisco perché', tra il 2004 ed il 2007, aveva omesso di dichiarare elementi positivi di reddito, operare le ritenute IRPEF e versare l'IVA. L'impegno della Guardia di Finanza di Brindisi ha fatto un lavoro eccezionale. I controlli della Guardia di Finanza. dall'inizio del 2008, nei vari controlli compiuti, hanno accertato l'omessa dichiarazione di elementi positivi di reddito per un totale di 55 milioni di euro circa, il mancato versamento delle ritenute Irpef per 470.000 euro circa e l'evasione all'Iva di oltre 16 milioni di euro. Dal 2004 al 2007 sono stati individuati 614 lavoratori irregolari.
MASSIMO MARI E' SEGRETARIO NAZIONALE DEL SINDACATO DELLA CGIL CHE SI OCCUPA DELLA SCUOLA . A LUI HO CHIESTO UN CONTRIBUTO SULLE CONDIZIONI DI LAVORO DEL PERSONALE DELLE SCUOLE PRIVATE PARITARIE.
CREDO CHE I LETTORI APPREZZERANNO IL LIVELLO ELEVATO DELL'ARTICOLO.
LE CONDIZIONI DI LAVORO DEL PERSONALE DELLE SCUOLE PRIVATE PARITARIE
di Massimo Mari
1. Fra i lavoratori “intellettuali” che operano nel variegato e composito mondo della conoscenza, i docenti delle scuole non private sono senz’altro quelli che vivono una condizione lavorativa a dir poco contraddittoria. Nonostante l’avvento della parità scolastica il loro “status” non è affatto mutato. Occupati per lo più in realtà scolastiche di modeste dimensioni separate le une dalle altre, “attraversati” negativamente dagli intervenuti legislativi sul lavoro e dai conseguenti processi di precarizzazione, ricattati fortemente sul piano occupazionale dalla logica del mercato, ingabbiati nel qurerelle pubblico/privato, confusi con le finalità delle istituzioni in cui operano, condannati ad un lavoro precario e spesso a part-time per via del punteggio, questi lavoratori accusano un forte ritardo nel processo di sindacalizzazione. Di tali contraddizioni è direttamente testimone la stessa storia contrattuale che solo in tempi relativamente recenti ha trovato una sua stabile connotazione.
2. La legge di parità scolastica ha profondamente modificato la struttura della scuola non statale nel suo aspetto ordinamentale. Sebbene la scuola paritaria sia entrata a far parte del sistema nazionale di istruzione ancor oggi vive le stesse contraddizioni dovute alla precedente normativa di derivazione fascista. Dal 2000 ad oggi la previsione di Berlinguer, basata sul rispetto di regole ben precise, è stata, in larga misura, disattesa. I suoi successori e in particolare il ministro Moratti, con specifici interventi, hanno stravolto quella legge tanto da vanificarne gli aspetti più pregnanti. Per limitarci agli aspetti lavoristici ricordiamo lo sdoganamento del vincolo del rispetto dei contratti di lavoro pena la fine dello status di scuola paritaria. La conseguenza è stata un aumento a dismisura del ricorso al lavoro autonomo e a progetto, ampiamente tollerato dal ministero e facilitato dalle disposizioni legislative sul mercato del lavoro introdotte con la legge 30/2003. Da qui l’inevitabile precarizzazione del settore che certo non favorisce quella evoluzione qualitativa auspicata dal legislatore.
3. Oggi, se si esclude la scuola dell’infanzia - copre il 35,2% della popolazione scolastica per via di caratteristiche peculiari - le scuole private paritarie rappresentano rispettivamente il 7% nella primaria, il 3,9% nella media e il 4,9% nella superiore della intera popolazione scolastica dei rispettivi ordini di studio. Trovano occupazione in queste istituzioni circa 128.000 lavoratrici e lavoratori, di cui il 66,38% nell’area della docenza, il 23,18% nella area dei servizi amministrativi e il 10,43% nell’area direttiva. Il loro rapporto di lavoro è storicamente disciplinato da tre distinti contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni padronali di Agidae (scuole cattoliche), Aninsei ( scuole laiche) e Fism (scuole materne di ispirazione cristiana) e dalle OO.SS. di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals/Confasal. Tutti e tre i ccnl sono stati recentemente rinnovati per il quadriennio 2006/2009 con benefici economici largamente superiori all’inflazione.Ciononostante i tre ccnl si differenziano per i trattamenti economici, tant’è che un docente di scuola privata, a full time e al primo impiego, ha una retribuzione mensile che oscilla, a seconda del contratto di riferimento, tra il 60% e all’ 80% di un suo collega di scuola statale. Ovvero la sua retribuzione mensile lorda va da un minimo di 1.189 euro se insegna in una ad un massimo di 1.420 euro se, invece, lavora in una scuola cattolica.
In coincidenza della parità scolastica, la scuola privata è stata investita da una ulteriore crisi dovuta alla contrazione della domanda che ne ha ridimensionato la consistenza e l’incidenza. Da quì la chiusura di istituti e classi o il ricorso a esternalizzazioni del servizio, a passaggi e trasferimenti d’azienda con grave ripercussione sull’occupazione e sui diritti. Per giunta con il sopravanzare della crisi si vanno affermando preoccupanti fenomeni involutivi che mettono in seria discussione la centralità del ccnl e il suo valore solidaristico. Si è allargata a dismisura la tendenza a rendere più precario il rapporto di lavoro con il ricorso a contratti di sottotutela, favoriti da organizzazioni sindacali compiacenti, e/o con la trasformazione e sostituzione forzata del lavoro subordinato al “lavoro a progetto” nell’intento palese di addossare i costi della crisi tutta al lavoro. Da un nostro screening risulta che il tempo indeterminato – con un part- time diffuso - interessa solo il 53,47% degli occupati, mentre cresce il ricorso ai contratti a termine (26,4%) e al lavoro a progetto o autonomo (20,13%) con picchi altissimi nelle scuole laiche. Così facendo non solo viene vanificata la contrattazione collettiva ma si implementano quelle forme di “dumping” contrattuale i cui effetti minano alla base il lavoro e il suo valore. La via della concorrenzialità al ribasso scelta dai gestori sta portando la scuola paritaria ad una sua progressiva dequalificazione. Altro che gloriose sorti! E’ ora che al centro del dibattito venga posto il lavoro, il suo valore, la sua centralità e la sua dignità. Solo così è possibile arginare quella deriva verso la quale la scuola paritaria sembra essere condannata.
ASL NAPOLI 2 ALCUNI MEDICI E DIRIGENTI: NON SI RECAVANO A CASA DEI MALATI DI AIDS . FALSE VISITE, PROCESSO PER 35 SANITARI<br>
di Paolo Casale<br>
L’EVENTOCORTEO A ACERRA
NAPOLI - Truffa aggravata e falso ideologico: a processo dirigenti, medici, infermieri assistenti sociali della Asl Napoli2. <br>
Nell’udienza preliminare, il gup Pepe ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata per 35 persone dal pm Marra. A maggio il dibattimento.<br>
L’inchiesta coinvolge 35 persone, tra le quali Giorgio Di Lauro, direttore del dipartimento Dipendenze Patologiche della Asl Napoli 2; Pasquale Iannuzzi, Salvatore Pacifico e Domenico Cante, responsabili dei Sert di Pozzuoli, Ischia e Giugliano.<br>
L’ipotesi dell’accusa è che i fondi di un progetto regionale di assistenza domiciliare ai pazienti affetti da Aids 47.000 euro siano stati erogati ai dipendenti dell’azienda senza che gli stessi abbiano mai effettuato le prestazioni previste e neppure si siano mai recati a casa dei degenti. <br>
A Di Lauro, in particolare, il pm contesta «di avere falsamente attestato che il progetto di assistenza domiciliare sia stato effettuato tra luglio 2003 e luglio 2004 e che i dipendenti dell’Asl abbiano regolarmente effettuato le visite domiciliari». Secondo il pm, inoltre, il dirigente dell’Asl avrebbe falsamente attestato, sempre nell’ambito del progetto finanziato dalla Regione, l’acquisto di attrezzature per 49.350 euro.<br>
Il tariffario del piano di assistenza domiciliare prevedeva che per ogni ora i medici incassassero 50 euro; infermieri,psicologi ed assistenti 25 euro. Mediamente,le persone coinvolte hanno guadagnato tra i 1000 ed i 2000 euro ciascuna.<br>
Il caso è scoppiato nel 2005, quando la mia organizzazione presentò un esposto alla Procura<br>
Ci accorgemmo che la dirigenza pagava prestazioni mai effettuate. <br>
Nel corso delle indagini sono stati ascoltati in qualità di testimoni vari pazienti. Quattro di essi hanno detto di non aver ricevuto alcuna forma di assistenza domiciliare.<br>
Luigi Vallefuoco, uno dei due avvocati che difendono Giorgio Di Lauro - l’altro
è Bartolomeo Mariniello - confida di far valere le ragioni del suo assistito durante il dibattimento. Dice:« La stessa inchiesta interna, promossa dall’azienda sanitaria, non ravvisò certezza che le prestazioni non fossero state effettuate. <br>
I Cobas, però, chiedono al direttore generale dell’Asl Napoli 2, Raffaele Ateniese, di sospendere in via cautelare il direttore del dipartimento Dipendenze Patologiche.<br>
LA BATTAGLIA PER LA SICUREZZA: IMPEGNO DEL SINDACATO PER LA POLIZIA.
di TOMMASO DELLI PAOLI
AL SIGNOR QUESTORE DI NAPOLI
Le rappresento, con la speranza che Lei si ne faccia partecipe, i disagi e la grave situazione in cui vivono e lavorano gli addetti al controllo del territorio del più grande ufficio della Questura di Napoli, ubicato presso la Caserma Raniero.
Lì lavorano centinaia di uomini e donne, sotto la dicitura di Volanti, nibbio e Como Torino, vi sono operatori, i quali a rischio della propria vita, assicurano quotidianamente il controllo del territorio nella più difficile realtà del paese.
Questo compito, oltre ai mille pericoli che comporta, viene svolto in una condizione di grande disagio ad iniziare dalla cattiva organizzazione, alla mancanza di mezzi e strumenti, anche perché gli ambienti in cui vivono ed operano sono in precarie condizioni, senza nessun adeguamento alla legge 626.
Signor Questore, diventa molto difficile lavorare serenamente quando in ogni momento bisogna lottare per chiedere una macchina o una moto efficiente, la loro manutenzione ordinaria, la necessaria pulizia, un capo di vestiario e strumenti tecnici necessari, come ad esempio, apparati radio-trasmittenti; tutto questo fa correre il rischio che avanzi sovrana la disaffezione e lo scoramento.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, e particolarmente emblematico sulla operatività e il problema viene trattato con immensa “superficialità e menefreghismo” da parte della dirigenza, infatti da giorni al “404”( ufficio dove vengono redatti gli atti da inviare all’Autorità Giudiziaria), l’unica stampante a disposizione degli operatori è rotta e si è costretti ad elemosinare il supporto tecnico per poi poter stampare in qualche altro ufficio l’atto stilato dopo aver trovato una sedia per sedersi; sì ha capito bene mancano pure quelle!
A Napoli, dove il disegno strategico del Governo su una nuova organizzazione del sistema sicurezza, che prevede l’utilizzo dei militari, con un grande sperpero di danaro, segna drammaticamente il passo; se non si presta la dovuta attenzione a quanti nell’attesa di un futuro più certo devono garantire il presente, si corre il rischio del collasso operativo ed è quello che avverrà se alle VOLANTI, AI NIBBIO, ALLE COMO TORINO, non saranno assicurati i mezzi e gli strumenti necessari, oltre ad un più efficiente sistema organizzativo per svolgere il proprio compito.
Il SILP affida a Lei le sorti di questo personale, in caso contrario saremo costretti a denunciare pubblicamente ed in modo visivo quanto accade nel sistema sicurezza a Napoli.
IL SETTORE TABACCO IN DIFFICOLTA'. 30.000 POSTI DI LAVORO IN DISCUSSIONE
IL 19 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE EUROPEA A BRUXELLES.
di Raffaele Pirozzi
Sono a rischio circa 30.000 lavoratori del settore tabacco d è a rischio un'intero settore economico basato attualmente sulla coltivazione e sulla trasformazione del tabacco in foglia”. Questo dipende dalla decisa e dura presa di posizione del Commissario della Unione europea.
Non è accettabile che l’Unione Europea liquidi il futuro occupazionale di tutti questi lavoratori con la semplice e drammatica considerazione che conviene loro che si trovino altre occupazioni. I lavoratori italiani dell’agro-industria hanno dovuto subire, negli anni, riorganizzazioni del settore zucchero ed altri, subendo disoccupazione e licenziamenti di massa”.
Per questo il prossimo 19 novembre saremo a Bruxelles alla manifestazione europea dei lavoratori del settore del tabacco per chiedere alla Commissione europea di rivedere le sue posizioni e di tenere in conto l’impatto sociale ed occupazionale che deriva dalle sue decisioni.