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La FIAT, Pomigliano ed il "Caso Ichino"

Notizia n° 1022   del: 07-07-2010 [07:38]   Autore: Raffaelepirozzi
 

LA FIAT, LA FIOM E “IL CASO ICHINO”


di Renato Fioretti


La vicenda Fiat di Pomigliano ha rappresentato un fatto di grande rilevanza sociale, oltre che sindacale.

Gli interventi dei politici campani - tutti sostenitori del “Si” al referendum - e le manifestazioni dei cittadini, praticamente favorevoli all’accordo, ne sono stati gli aspetti più evidenti.

Da questo punto di vista, non erano pochi coloro che reclamavano, comunque, la presenza di una grande realtà industriale in un territorio nel quale la piaga della malavita organizzata condiziona l’intera società civile.

Evidentemente, per buona parte di questi soggetti, la “ragion di Stato”, cioè, l’investimento Fiat sulla Panda - solo ed esclusivamente alle sue condizioni - andava ben oltre il dissenso espresso da una pur importante Federazione sindacale.

Contemporaneamente, l’esito del referendum ha evidenziato che i lavoratori hanno saputo brillantemente coniugare il sano realismo di chi cerca di garantirsi un futuro occupazionale, con l’esigenza di dimostrarsi indisponibili a barattare diritti e tutele.

Credo sia questa l’unica interpretazione possibile di quel 36 per cento di “No” che è andato ben oltre la rappresentanza della Fiom e dei Cobas in azienda.

Personalmente, sono convinto che l’inaspettato esito della consultazione rappresenti, oggettivamente, un punto a favore della Fiom. Un dato di fatto cui soprattutto Cisl e Uil, oltre che Marchionne, non dovrebbero sfuggire.

In questo senso, le OO.SS. - che hanno siglato l’ennesimo “accordo separato” - avrebbero il dovere d’interrogarsi sul loro reale livello di rappresentanza e sull’opportunità delle loro scelte in una realtà produttiva nella quale tanti dei loro iscritti hanno mostrato senso di responsabilità e, contemporaneamente, dichiarato, nel segreto dell’urna, di non condividere i contenuti dell’intesa.

Lo stesso Marchionne avrebbe il dovere di riconoscere che il suo “diktat” esce pesantemente ridimensionato dal voto referendario e porre in essere tutte le iniziative possibili per riprendere una trattativa, Fiom compresa, per la rivisitazione dei punti più controversi.

All’uopo, reputo addirittura irrilevanti le (pur comprensibili) proteste di Cisl e Uil circa la riapertura della trattativa.

Marchionne, se vuole, dispone di un motivo più che valido: “La Fiom ha conquistato sul campo il diritto a far valere le proprie posizioni perché, una consistente parte dei lavoratori - tra cui (anche) tanti iscritti Fim e Uilm - ha, nei fatti, condiviso le critiche al piano di risanamento, cosi come proposto”!

Oltre all’interesse dei media e di tutti i soggetti direttamente coinvolti, il tema Fiat di Pomigliano ha, inoltre, prodotto un acceso dibattito tra i tanti “addetti ai lavori”.

Non sono stati pochi, infatti, i giuslavoristi che hanno avviato una vera e propria disputa rispetto ai contenuti dell’accordo separato.

Naturalmente, a prescindere dalle questioni di carattere più strettamente sindacale e contrattualistico - quali, ad esempio, l’intensificazione e la densificazione dell’orario, i turni di lavoro e lo straordinario - gli argomenti più dibattuti hanno riguardato le modalità di contrasto alle forme “anomale” di assenteismo e, soprattutto, la punibilità (fino al licenziamento) dei comportamenti difformi dei singoli lavoratori rispetto ai contenuti dell’accordo. Tra questi, il tema di più aspro confronto è stato quello della tutela del diritto di sciopero.

In questo senso, i due principali contendenti sono Pietro Ichino - docente di Diritto del lavoro alla Statale di Milano (e Senatore Pd) - e Luigi Mariucci, docente di Diritto del lavoro all’Università Ca Foscari di Venezia e Responsabile lavoro Pd per l’Emilia Romagna.

A prescindere dalla comune appartenenza partitica, che rappresenta un chiaro sintomo della confusione e delle contraddizioni alle quali soggiace l’attuale gruppo dirigente del maggior partito di opposizione - assolutamente incapace, anche in tema di lavoro, di darsi una “linea politica” e un obiettivo di marcia univoca - i due duellanti si sfidano a colpi di “artt. 39 e 40” della Costituzione.

In estrema sintesi, la materia del contendere è rappresentata dalla “natura” da riconoscere al diritto di sciopero individuale.

Secondo Mariucci, lo sciopero, prima ancora che l’art. 40 (sul diritto di sciopero) della Costituzione, riguarda l’art. 39 (sulla libertà sindacale).

A suo parere, in Italia, considerato il regime di pluralismo sindacale, lo sciopero non può essere monopolio di alcun singolo sindacato e, in virtù di questo motivo, lo sciopero è stato considerato un “diritto individuale ad esercizio collettivo”. Da qui discende la titolarità del diritto di sciopero - salvo limiti alle modalità di esercizio dello stesso (ad esempio, nel caso dei servizi pubblici essenziali) - con la conseguenza che esso non può rappresentare, come nel caso della proposta Marchionne, oggetto di limitazione e/o vincoli attraverso un accordo collettivo.

Naturalmente, Ichino esprime tutt’altre considerazioni.

Infatti, egli afferma che l’art. 40 della Costituzione non stabilisce né che la titolarità di questo diritto appartenga al singolo lavoratore piuttosto che al sindacato, né che questa materia non possa essere oggetto della disciplina contenuta nel contratto collettivo, applicabile anche ai singoli lavoratori.

Personalmente, evito di avventurarmi in una querelle di questo tipo. Mi preme, piuttosto, rilevare che - purtroppo - Pietro Ichino non tralascia mai l’occasione di esprimere astio e mal celato rancore nei confronti del sindacato; della Cgil, in particolare.

Non si spiega altrimenti la considerazione che lo stesso propone - attraverso il suo blog - alla riflessione di alcuni lettori che avevano commentato un articolo sulla vicenda Fiat di Pomigliano.

In breve, al fine di contestare alla Fiom l’indisponibilità alle deroghe contrattuali previste dall’accordo separato, Ichino rileva l’atteggiamento “poco convinto” e di supina accettazione - direi, in altri termini, di sostanziale “connivenza” - che il sindacato mostra di tenere, invece, nei confronti della condizione di diffusa illegalità della quale sono vittime centinaia di migliaia di lavoratori “al nero” che operano nelle periferie delle città campane.

Di conseguenza - forse in nome della “proprietà transitiva” - Ichino si chiede perché mai il sindacato (leggasi: Fiom) rifiuti le deroghe richieste dalla Fiat e, contemporaneamente, ne tolleri altre, infinitamente più rilevanti, in un contesto cosi degradato.

A titolo personale, risponderei al quesito con una considerazione e una speranza.

Attraverso la prima, rilevo che Ichino ha perso ancora un’occasione per tentare di nascondere il vero e proprio furore ideologico che (ormai) ispira le sue prese di posizione nei confronti del sindacato in generale e della Cgil in particolare.

La speranza è che lo stesso, sempre cosi solerte nel sostenere e difendere le ragioni delle aziende - piuttosto che fantasticare su di un Contratto unico che “unico” non è ed eleva la precarietà a sistema - si renda promotore di un disegno di legge contro il lavoro sommerso.

Grazie ai suoi preziosi suggerimenti - incrocio dei tabulati per consumi di energia elettrica con quelli dell’Inps o dell’Erario - ponga fine al degrado umano e sociale che il sindacato, la Cgil - tutta la Cgil - troppo spesso combatte in assoluta solitudine e assordante silenzio!







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Editoria: Fini sulla libertà di Stampa.

Notizia n° 1021   del: 06-07-2010 [16:50]   Autore: Raffaelepirozzi
 

EDITORIA : FINI, LIBERTÀ DI STAMPA MAI SUFFICIENTE

“No a tagli drastici, semmai selezionare gli strumenti di sostegno”. Il presidente della Camera durante la relazione Agcom: “Evitare le rendite di posizione nella tv digitale”. Calabrò contro il ddl intercettazioni: “Informazione libertà costituzionale”

“Un grande paese democratico ha bisogno, a mio avviso, di un’informazione forte, libera ed autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente. Non abbiamo bisogno di politiche di tagli drastici all’editoria, ma, semmai, di un accorto lavoro che selezioni gli strumenti più appropriati di sostegno pubblico e bandisca ogni forma di intervento clientelare”. È l’invito al governo del presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la presentazione della relazione annuale dell’Agcom. Nella sua analisi c’è un interrogativo di fondo cui siamo chiamati a rispondere: “Sapranno stampa e web superare i conflitti di oggi? Saprà la politica coniugare al meglio il diritto di accesso alla rete con il cosiddetto ‘diritto dei titolari dei contenuti?”.

NO A RENDITE DI POSIZIONE. Il presidente dei deputati parla anche di digitale terrestre, sollecitando la salvaguardia di spazi per nuovi operatori che volessero entrare nel mercato.. “La svolta digitale televisiva - afferma - è un’occasione da non perdere per recuperare alcuni decenni di gestione disordinata dell’etere”. Ciò significa, “da un lato, garantire a tutti gli operatori esistenti di poter continuare a trasmettere, espandendo anche la propria offerta; dall’altro, salvaguardare spazi adeguati ai nuovi operatori, secondo un modello di effettivo pluralismo e di pari opportunità, al fine di evitare barriere d’ingresso e discriminazioni di sorta”. Un riferimento che sembra rivolto, nemmeno troppo tra le righe, al premier Berlusconi, suo alleato e proprietario di Mediaset.

BANDA LARGA IN RITARDO. La svolta digitale richiede secondo Fini un approccio consapevole in ordine agli obiettivi che devono essere perseguiti: maggiore pluralismo, maggiori opportunità di scelta, maggiore efficienza allocativa, ma anche scelte coraggiose per evitare ogni inerzia e ogni tentazione di arroccamento a difesa di antiche rendite di posizione. È quanto dovranno saper fare tutti gli attori istituzionali e non. E quanto mi auguro saprà fare il Parlamento nell’interesse esclusivo del nostro Paese”. Poi un allarme sullo stato della banda larga in Italia: “Mancano i più volte annunciati investimenti pubblici sulla banda larga, ma soprattutto non emerge ancora, sul tema della rete di nuova generazione, un Progetto Paese”.

CALABRO’, LA LIBERTA’ DI STAMPA NON SI TOCCA. “La libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione”. È il monito del presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, che nella Relazione annuale al Parlamento tocca uno dei temi più discussi in questi giorni, alla vigilia della giornata di mobilitazione indetta per il 9 luglio dalla Federazione nazionale della stampa contro il disegno di legge in materia di intercettazioni. Il pluralismo dell’informazione, sottolinea Calabrò, è “tra i principi fondanti dell’Unione europea” in base al trattato di Lisbona: “Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia d’informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni”.



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Comunicato Stampa della CISL Campana.

Notizia n° 1020   del: 06-07-2010 [16:11]   Autore: Raffaelepirozzi
 

COMUNICATO STAMPA  CISL CAMPANIA: LA REGIONE EVITI LA LIQUIDAZIONE DI SVILUPPO ITALIA



  La Cisl Campania ritiene che la decisione, da parte di Invitalia, socio di maggioranza di Sviluppo Italia Campania di riunire l’assemblea straordinaria degli azionisti – per il 19 luglio in prima convocazione e per il 26 luglio in seconda convocazione – per deliberare la messa in liquidazione della società, deve prevedere un intervento immediato da parte della Regione Campania, del suo Presidente della Regione Stefano Caldoro, dell’Assessore allo Sviluppo Economico Sergio Vetrella.

E’ alquanto spiacevole apprendere che, nonostante sia ampiamente trascorso il termine ultimo per il processo di regionalizzazione della Società (il completamento doveva avvenire entro il 30 giugno scorso) la regione Campania, piuttosto che rilevarla, è chiamata a deliberarne la fine, soprattutto se si considera che l’attuale condizione è frutto di un’assenza della precedente Giunta durata tre anni.  

Si rende indispensabile - prima dell’assemblea straordinaria - che la Regione Campania riavvii il confronto con Invitalia e Governo e rilanci la trattativa. Sviluppo Italia, avendo avuto il riconoscimento dell’articolo 106 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria, potrebbe fungere da erogatrice di risorse per nuovi investimenti, evitando così che un’altra realtà economico-produttiva, possa lasciare la Campania, determinando un’ulteriore perdita di lavoro e di occupazione.*** 

 


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Riunione in regione per gli Ammotizzatori Sociali.

Notizia n° 1019   del: 05-07-2010 [18:52]   Autore: Raffaelepirozzi
 

AMMORTIZZATORI IN DEROGA. CGIL CAMPANIA: SIAMO ANCORA AGLI INIZI. NECESSARIA NUOVA VERIFICA PER NUOVE RISORSE


Autorizzata, al tavolo istituzionale che si è svolto presso la Regione Campania, l'erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga fino al 31 dicembre 2010. A renderlo noto, un comunicato diffuso dalla CGIL Campania. "Grazie all'iniziativa dei lavoratori e ai continui presidi - afferma Giulia Guida, segretaria CGIL Campania - abbiamo finalmente ottenuto la firma della convenzione per lo sblocco dei 120 milioni necessari al proseguimento dell'erogazione degli ammortizzatori sociali per le aziende che già hanno fatto richiesta di tale strumento e chiesto l'inserimento di nuove aziende, per la copertura di 5040 lavoratori, fino al 31 dicembre 2010".
All'incontro - continua Guida - al quale era presente anche l'INPS Campania, le organizzazioni sindacali hanno ottenuto l'impegno da parte di quest'ultima ad anticipare, con i propri fondi residui e a seguito della firma del decreto regionale, le risorse necessarie".
"Siamo solo all'inizio", sottolinea la segretaria. "La crisi non è finita e anzi, continua a mordere in modo sempre più stringente nella nostra regione, coinvolgendo un numero crescente di aziende".
"Nei prossimi mesi - conclude - sarà necessaria una nuova verifica per programmare lo stanziamento di nuove risorse a garanzia di tutti i lavoratori".
    


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Trasporti: Venerdì 09 Luglio 2010 sciopero dei treni,bus e metro.

Notizia n° 1018   del: 05-07-2010 [11:42]   Autore: Raffaelepirozzi
 

TRASPORTI, VENERDÌ 9 LUGLIO SCIOPERO TRENI, BUS E METRO

È confermato lo sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale e ferroviario di venerdì 9 luglio. I treni si fermeranno dalle 21 di giovedì 8 alle 21 del giorno successivo, mentre lo stop riguarderà bus, metro e tram nell'intera giornata di venerdì con modalità locali, stabilite nel rispetto delle fasce di garanzia. Lo sciopero, si legge in una nota, è stato proclamato unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast a sostegno della vertenza per il nuovo contratto della mobilità che va avanti da due anni.

Le ragioni dello sciopero, spiegano i sindacati, “sono rafforzate dalla nuova interruzione, causata da Asstra e Anav, del negoziato che si sta protraendo, nonostante gli impegni assunti dalle due associazioni con il ministero, in un settore di servizio pubblico e di trasporto collettivo ed in una fase economica e sociale particolarmente delicata per il paese”.

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Pressapochismo al centro Agroalimentare di Volla.

Notizia n° 1017   del: 05-07-2010 [11:16]   Autore: Raffaelepirozzi
 

PRESSAPOCHISMO AL CENTRO AGROALIMENTARE DI VOLLA.



"Ancora una volta, con evidente pressapochismo, il Centro agroalimentare di Volla sta procedendo nell’ennesimo affidamento temporaneo del global service ai danni di centinaia di lavoratori, mettendo a serio rischio le attività mercatali". E' quanto sottolinea, in una lettera inviata al vicesindaco di Napoli, Santangelo, al presidente del Cda del Caan, Caetani e alla Prefettura, la segretaria generale della Filt-Cgil di Napoli, Paola Imperi.
"Dall’insediamento dell’ultimo Cda - precisa la Imperi - questa organizzazione ha ritenuto utile tenere un serrato confronto con lo stesso, con il preciso intento di provare a superare le ataviche difficoltà, quali illegalità diffusa e lavoro irregolare all’interno del centro agroalimentare, sopportando il peso di ammortizzatori sociali per limitare i danni di un capitolato d’appalto insufficiente alla retribuzione di 143 maestranze. Dopo mesi di confronto, e con una paventata prospettiva relativa ad un nuovo bando di gara, che potesse realmente consentire ad una impresa “seria ed affidabile” di espletare le attività previste con un importo congruo, condizione necessaria per la salvaguardia dei livelli occupazionali, apprendiamo del probabile affidamento temporaneo alla stessa impresa (peraltro a suo tempo rimossa dal Caan) e alle stesse condizioni di capitolato che, nel febbraio del 2009, avevano generato cinquanta licenziamenti".
"In questi mesi - ricorda la segretaria della Filt - ci sono state prospettate anche ipotesi di diversa modalità di gestione delle attività relative al global service (prevedendo anche quella diretta del Caan), nonché una possibile rivisitazione di tutto il sistema di ingresso degli acquirenti e della tariffazione; si sarebbero dovute individuare forme di rapporto tra Caan e commissionari tali da rendere più competitiva la struttura e allo stesso tempo tali da scoraggiare l’utilizzo di manodopera irregolare, che di fatto , nonostante le numerose denuncie della scrivente , continua a persistere , generando conflittualità tra i lavoratori.
A questo va aggiunta la grave situazione finanziaria del Caan e le non poche preoccupazioni rispetto alle probabili  pesanti ripercussioni su di esso della recente manovra finanziaria del Governo centrale".
"Abbiamo avuto fiducia e nuovamente creduto nel progetto di rilancio del centro agroalimentare di Napoli - prosegue la lettera - oggi il buon senso dei lavoratori e il loro sacrificio nell’operare tra difficoltà e contraddizioni viene di fatto disconosciuto. Per tutto quanto esposto, proclamiamo lo stato di agitazione del personale, diffidiamo il Caan dal procedere ad un nuovo affidamento, che non garantisca a pieno i livelli occupazionali e retributivi, senza un preventivo confronto sindacale;  chiediamo al Comune di Napoli, quale azionista di maggioranza, di verificare tutto quanto di sua competenza e di avere un definitivo chiarimento delle determinazioni che si vogliono assumere, in occasione dell’incontro già fissato per il 9 luglio prossimo". "In assenza - conclude la Imperi - questa organizzazione sindacale si sentirà sollevata da ogni responsabilità circa l’inevitabile inasprimento di azioni di lotta da parte dei lavoratori".
 


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Chiusura del Centro "Jonathan. Presa di posizione della CGIL di Napoli.

Notizia n° 1016   del: 03-07-2010 [11:19]   Autore: Raffaelepirozzi
 

CHIUSURA DEL CENTRO JONATHAN DA PARTE DELLA REGIONE CAMPANIA. PRESA DI POSIZIONE DELLA CGIL DI NAPOLI.

Suscita sgomento e profonda amarezza la lettera del presidente Morgera, inviata alla Regione Campania e al CGM, in cui si annuncia la chiusura della comunità Jonathan. Una decisione che lascia l’amaro in bocca perché denuncia l’apatia, l’indifferenza e quel clima di chiusura e di stanchezza che ci circonda". E' quanto si legge in una nota diffusa dalla Camera del lavoro metropolitana di Napoli. "Sono dure le parole di Morgera - sottolinea il segretario generale della Cgil di Napoli, Peppe Errico - ma tendono a risvegliare i cuori di chi ha voluto loro negare la possibilità di portare avanti un lavoro che da anni cerca di ridare dignità ai nostri giovani più sfortunati. L’associazione Jonathan, insieme alle sue comunità collegate, Colmena e Oliver, da sempre si battono per garantire un futuro dignitoso ai nostri giovani incappati nelle maglie della criminalità giovanile". "Per anni - ricorda la Cgil di Napoli - la comunità ha avuto il riconoscimento che merita per essere considerata un pezzo importante del welfare napoletano, e non è poco visto che si trova in una regione, la nostra, che è ancora in prima fila per numero di devianza minorile. Come Cgil Napoli non possiamo restare in silenzio nè possiamo rassegnarci. Non lo merita l’associazione, non lo meritano gli operatori che con abnegazione vi operano, non lo merita la nostra città e la nostra regione". "Per questo - conclude la nota - ci uniamo ai tanti attestati di stima ed esprimiamo la nostra più sentita solidarietà  al Presidente e a tutti i volontari che con lui operano. Negare il sostegno della Regione Campania all’ associazione Oliver e boicottarne il lavoro sottostimando la qualità, la professionalità e l’impegno da sempre profuso dall’associazione significa non voler tener conto del valore degli interventi di risocializzazione e di recupero dei nostri giovani, né dell’abnegazione e della passione di chi si batte per ridare a chi l’ha perduta la dignità di uomo".

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