25 GIUGNO : SCIOPERO GENERALE, PROTESTE IN TUTTA ITALIA
Partiti i cortei Cgil di Milano, Napoli, Bologna e Roma contro la manovra. Ci sono anche gli operai di Pomigliano. Camusso: “Non siamo isolati, non solo tagli ma guardare anche al futuro”. Ancona, contestati Bonanni e Angeletti. Bersani sfila a Milano
Sono partite le manifestazioni e i cortei in molte città italiane, nel giorno dello sciopero generale della Cgil contro la manovra. Stamani (venerdì 25 giugno) i lavoratori stanno sfilando sotto lo slogan “Tutto sulle nostre spalle”, per chiedere all'esecutivo di rivedere i provvedimenti anticrisi.
A Napoli è partito da piazza Mancini il corteo indetto dalla Confederazione per lo sciopero di 8 ore. Lo riferiscono fonti di agenzia. “No alla manovra dei governo, sì alla ripresa dell'occupazione, per gli investimenti in Campania e nel Mezzogiorno”, questo lo striscione che apre la manifestazione. Numerosi esponenti delle amministrazioni comunali hanno aderito, in testa c'è il segretario confederale, Fulvio Fammoni, che concluderà la giornata. Sta raggiungendo il corteo anche la delegazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano.
“Tutto sulle nostre spalle, no alla manovra”, recita appunto lo slogan che apre il corteo di Milano. Questo è partito poco dopo le 9.30 dai bastioni di Porta Venezia. Il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati, arrivando alla manifestazione parla di manovra “sbagliata e iniqua, che ricade tutta sulle spalle di lavoratori e pensionati. Una manovra - aggiunge - che non dà risposte alla crisi economica e che non prevede misure di sviluppo e investimento. Per questo siamo qui oggi. Chiediamo al governo un cambio radicale della sua politica economica e sociale”.
Alla manifestazione di Bologna è presente la vice segretaria generale, Susanna Camusso. “La Cgil isolata? Basterebbe guardarsi intorno...”, dichiara ai cronisti che la interpellano. “Non bisogna fare una manovra depressiva che riduce la crescita - spiega -, ma una manovra che guardi all'occupazione e alla possibilità di rilanciare l'economia. Nessuno nega la necessità di fare una manovra, ma si può fare una manovra equa e che guarda al futuro, non solo a tagliare le spese”. Il corteo bolognese ha sostato a Porta Lame, dove ci fu una battaglia tra partigiani e nazifascisti, ed è stata deposta una corona nel luogo che ricorda l'episodio.
E' iniziato anche il corteo di Roma: a quanto si apprende, centinaia le bandiere rosse del sindacato che sventolano insieme a quelle di formazioni politiche come Sinistra e Libertà e Verdi. Apre il corteo uno striscione della Fp Cgil Roma e Lazio. In testa il segretario regionale, Claudio Di Berardino, insieme alla nuova segretaria della Fp, Rossana Dettori. Il corteo si concluderà a piazza Farnese dove i due leader sindacali parleranno ai lavoratori illustrando i motivi dello sciopero. Ancona, contestati Bonanni e Angeletti Forte contestazione ai segretari di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, arriva dal corteo di Ancora. A quanto riferisce l'Ansa, nel corso dello sciopero generale della Cgil viene esposto uno striscione che recita “Bonanni e Angeletti, vergogna. Siete diventati le donzelle di Berlusconi”. In un altro si esprime “solidarietà ai compagni di Pomigliano”. Partecipano molti iscritti della Fiom, la rappresentanza Rsu dell'Antonio Merloni di Fabriano (1.200 lavoratori in cassa integrazione) della Caterpillar di Jesi.
Bersani arriva al corteo di Milano Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani è arrivato a sorpresa al corteo milanese contro la manovra economica organizzato dalla Cgil. Bersani si è inserito nel corteo all'altezza di Piazza Fontana. Con il mezzo sigaro in bocca e rispondendo affettuosamente all'incitazione dei manifestanti, il segretario del Pd ha percorso tra numerose strette di mano il breve percorso che lo separava da Piazza Duomo, dove il corteo termina.
Lavoro. Istat: Campania in un anno persi 35mila posti di lavoro, dati negativi anche nell'ultimo trimestre (-13mila)
Lucci (Cisl): «Situazione grave. Legare finanziamenti pubblici per la formazione a un obbligo di "placement", rilanciare contratti di inserimento, apprendistato e formazione vera»
Napoli, 24 giugno. I dati resi noti questa mattina dall’Istat, relativi al primo trimestre del 2010, mostrano una ulteriore flessione dei tassi di attività e occupazione in Italia, nel Mezzogiorno e in special modo in Campania, la cui situazione complessiva resta allarmante.
Nel primo trimestre 2010 il tasso di occupazione campano è del 39,7% (-1% rispetto all’anno precedente) – in Italia è del 56,6%, nel Mezzogiorno del 43,4% - il tasso di attività si attesta al 46,9% (-0,1%) – in Italia è del 62,4%, nel Sud 50,7% - e la percentuale di disoccupazione è al 15,3% (+1,9%) – in Italia è del 9,1%, al Sud del 14,3%.
«La situazione è assai grave - ha dichiarato Lina Lucci, Segretario Generale della Cisl Campania. – Ci vuole una programmazione di lungo periodo e, prima di tutto, interventi da attuare a breve, perché in questi anni l’assenza della prima ha prodotto forme di occupabilità distorte. Se non si attivano politiche mirate per coloro che perdono il posto di lavoro c’è il rischio che si innesti un meccanismo di eccessiva disponibilità ad accettare forme di lavoro dequalificate pur di riuscire a sopravvivere. È per questo che la Cisl ha proposto di abbassare ulteriormente l'aliquota sui contratti di inserimento, di derogare il limite d’età, attualmente di 29 anni, per i contratti di apprendistato professionalizzante e di avviare una formazione vera e strettamente legata al lavoro».
«La formazione deve basarsi su reali proiezioni espresse dalla “bilateralità”, altamente monitorata ed in quota percentuale, finalizzata al “placement”, pena la revoca dei finanziamenti per le aziende» ha aggiunto Lucci.
«Dobbiamo agire in fretta e non lasciare più spazio a misure demagogiche e assistenziali. La Giunta e il Consiglio dialoghino con le forze sociali ed economiche per intervenire con forme legislative di integrazione da un lato e di sostegno dall'altro. La Cisl è pronta a discutere e confrontarsi su scelte e iniziative che la Regione vorrà mettere in campo per arginare la crisi economica e rilanciare il lavoro a cominciare dalle imprese» ha concluso Lucci.***
LA REGIONE SOSTIENE IL RICATTO DI MARCHIONNE, MA DIMENTICA I PRECARI LICENZIATI DALLA FIAT E I LAVORATORI DELL’INDOTTO IN CASSA INTEGRAZIONE
OLTRE 12.OOO LAVORATORI IN CAMPANIA SONO SENZA IL SOSTEGNO AL REDDITO
PER I RITARDI E LE INADEMPIENZE DEL GOVERNO E DELLA REGIONE .
LA CAMPANIA E’ L’UNICA REGIONE IN ITALIA PER LA QUALE NON SONO STATI STANZIATI I FONDI PER GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA.
Mentre il Consiglio Regionale della Campania ha approvato ieri a maggioranza, su proposta del Presidente della Giunta Regionale Caldoro, un ordine del giorno a sostegno del ricatto di Marchionne ai lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco(gli investimenti per la nuova Panda a condizione di rinunciare ai diritti previsti dalla Costituzione, dallo Statuto dei lavoratori, dalle leggi europee e nazionali,dal Contratto Nazionale di lavoro), la Regione risulta inadempiente nel garantire la mobilità in deroga ai precari licenziati dalla Fiat e la CIG e la mobilità in deroga per centinaia, migliaia di lavoratori delle aziende dell’indotto auto in Campania.
Sono infatti oltre 12.000 i lavoratori interessati agli ammortizzatori in deroga nella nostra regione che sono senza reddito già da molti mesi.
Governo e Regione hanno accumulato una serie incredibile di ritardi nel definire le risorse necessarie per il 2010 e renderle operanti attraverso la firma della convenzione prevista tra Ministero del Lavoro e Regione Campania.
La Campania è l’unica regione in Italia per la quale non si è proceduto all’assegnazione dei fondi ministeriali per il 2010, con il risultato che a fine giugno siamo ancora al punto di partenza. Il rischio è che ai lavoratori interessati sia riconosciuto il sostegno al reddito dopo le ferie estive.
Questa situazione può determinare rischi di esplosione sociale incontrollata, in particolare in alcune aree territoriali come quella Torrese/Stabiese o di Pomigliano d’Arco.
La Fiom ritiene intollerabile questi ritardi e pertanto invita tutti i lavoratori metalmeccanici interessati alla Cassa Integrazione e mobilità in deroga a partecipare al presidio unitario che si terrà lunedì 28 giugno alle ore 9,30 presso la sede dell’Assessorato Regionale al lavoro – Centro Direzionale Napoli isola 6-.
DOPO IL REFERENDUM : POMIGLIANO, FIAT: “AVANTI CON CHI HA FIRMATO”
La nota del Lingotto: “Impossibile trovare condivisione, lavoreremo con chi è d'accordo per attuare le condizioni di governabilità della fabbrica”. La Fiom chiede di riaprire la trattativa. Landini: “Cercare una soluzione condivisa, no atti di forza”
“L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri”. E' quanto si legge in un comunicato diffuso oggi (23 giugno) dalla Fiat, che commenta così i risultati del referendum su Pomigliano. L'accordo separato - respinto dalla Fiom - sul futuro del sito non ha ottenuto l'unanimità che auspitcava il Lingotto: 62,2% sì contro 36% no. L'investimento di 700 milioni di euro è confermato, ma l'azienda lavorerà solo con Fim e Uilm per gestire una fabbrica che ha espresso giudizio non unanime.
“La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione - continua la nota - da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano. Apprezza il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano”.
Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, chiede di riaprire il negoziato. “Cercare soluzioni condivise è meglio che cercare atti di forza. Se vogliono andare avanti ne prendiamo atto ma non credo sia la soluzione più utile per i lavoratori e l'azienda”. Lo afferma in conferenza stampa. “Se resta questo accordo non lo firmeremo - ribadisce -, l'abbiamo detto in tempi non sospetti e non ci sono elementi che ci fanno cambiare idea. Se tolgono dal tavolo, invece, tutte le norme di violazione dei diritti e della Costituzione siamo pronti da subito ad affrontare una nuova trattativa”. Invita quindi l'azienda a riaprire il negoziato. In ogni caso, la Fiom non farà boicottaggio: “Noi facciamo gli accordi alla luce del sole e se non li troviamo scioperiamo: altre cose non ci appartengono, nè nei linguaggi nè nei comportamenti”.
Assemblea nazionale delegati 1 luglio La Fiom convoca per l'1 luglio una grande assemblea nazionale dei delegati degli stabilimenti Fiat, e dei grandi gruppi industriali italiani e del Mezzogiorno, a Pomigliano. Lo annuncia lo stesso Landini, spiegando che servirà a discutere il caso Pomigliano. Una vertenza, a suo avviso, '“che ha però valenza generale, perchè questo episodio indica una tendenza ad arretrare nei diritti dei lavoratori, mentre è invece necessario investire per qualificare il lavoro”. Sarà l'occasione anche per discutere “la difesa dei contratti nazionali”. Bonanni, abbiamo fatto capolavoro “La grande notizia di oggi è che la Fiat ha confermato l'investimento su Pomigliano. Un grande successo, abbiamo fatto un capolavoro”. Lo sostiene il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, commentando la posizione del Lingotto. E aggiunge: “Imparino tutti gli altri che hanno ciarlato come le cicale a fare invece come hanno fatto le formiche, imparino che l'Italia di domani sarà un'Italia positiva se ciascuno si prende le sue responsabilità”.
Angeletti, conferma piano unica opzione “Credo che l'opzione che si presenta per la Fiat sia esattamente una, quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzarsi nei prossimi mesi per trasferire la Panda a Pomigliano”. Lo aveva detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, a Sky Tg24 prima della nota dell'azienda. “Se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità - aveva aggiunto -, allora non si farebbe nulla”.
Anche per Pier Luigi Bersani l'investimento andava confermato. “Adesso bisogna che la Fiat proceda senza tentennamenti, senza se e senza ma, e ribadisca l'investimento - secondo il segretario del Pd -. Poi con calma, nei prossimi mesi, si trovi un modo di comprendersi meglio. Avevamo visto giusto nel dire che l'investimento deve essere fatto e che c'erano dei problemi”.
IL REFERENDUM : FIAT POMIGLIANO, CGIL: “RIAPRIRE IL CONFRONTO”
Nessun plebiscito sull'accordo separato, 62,2% sì contro 36% no. Le prime reazioni: Corso Italia chiede di tornare in trattativa. Sacconi: “Marchionne non cambierà idea”. Uil, ora applicare il piano. Nel polo di Nola ha stravinto il no all'intesa
Nessun plebiscito a Pomigliano d'Arco, arrivano le prime valutazioni. Dopo i risultati del referendum sull'accordo separato, con il sì al 62,2% contro il 36% del no, i sindacati restano divisi e la Cgil chiede di riaprire il confronto. La Fiom non firmerà comunque l'intesa. E oggi (23 giugno) si aspetta la prossima mossa della Fiat, che aveva auspicato una larga condivisione per avviare l'investimento di 700 milioni di euro sul sito campano.
“La partecipazione al voto era prevedibile, come la prevalenza dei sì”. Lo dichiara la vice segretaria generale di Corso Italia, Susanna Camusso. “I lavoratori di Pomigliano si sono ritrovati improvvisamente arbitri di una contesa che preme su di loro e sulle loro aspettative personali - spiega - perchè in quel territorio, caratterizzato da un'alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile”. Chiede quindi all'azienda di “confermare e avviare, l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano, di riaprire la trattativa per un'intesa condivisa da tutti. Al governo - aggiunge - che è stato ininfluente sulle scelte industriali, che ha voluto giocare una sua partita di divisione del sindacato, il voto dice che un 'paese moderno' difende i diritti dei lavoratori”.
Fiom Napoli, pronti a trattare Così il segretario generale della Fiom Napoli, Massimo Brancato: “Se la Fiat apre una trattativa e si predispone ad una mediazione che rispetti la Costituzione, le leggi dello Stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato”.
Sacconi, Fiat non cambierà idea “Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea, ho fiducia nella nota determinazione di un manager come Marchionne che saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere”. E' quanto afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commentando l'ipotesi che salti l'investimento.
Uilm, ora applicare il piano Giudizio positivo viene espresso dalla Uilm. Per il segretario generale, Rocco Palombella, “si tratta di un dato che ci permette di sollecitare Fiat, affinchè dia piena applicazione al piano di investimenti per Pomigliano”. Sulla stessa linea il leader della Uil, Luigi Angeletti, secondo il quale “i lavoratori di Pomigliano hanno compreso e condiviso le ragioni del nostro accordo”. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, si è limitato a dire: “Ha vinto il lavoro e il buonsenso”.
Il caso di Nola: netta affermazione del no Netta affermazione del no dal polo di Nola. Al referendum i voti sono stati 273: 77 sì e 192 no. Il Lingotto ha fondato il polo nel 2008 e vi ha assegnato 316 lavoratori: dovevano continuare la formazione, invece furono spostati lì a lavorare nel settore della logistica. Da due anni protestano per le condizioni di lavoro. Il distacco con la sede centrale boccia pesantemente il piano del Lingotto.
La Cgil chiama tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore pubblico e privato allo sciopero generale contro la manovra correttiva varata dal Governo previsto per venerdì prossimo, 25 giugno.
L’appuntamento è a Napoli, Piazza Mancini, alle ore 9.00: da lì si dispiegherà il corteo che si concluderà a Piazza Matteotti dove è previsto l’intervento del segretario confederale Fulvio Fammoni.
Dalla nostra provincia si muoveranno 52 pullman organizzati dalle diverse categorie. Gli orari delle partenze variano a seconda delle zone. Da Sapri e da Vallo della Lucania si partirà alle 6.00; da Agropoli alle 6.30 e da Battipaglia alle 7,00. A Salerno, dove i punti di raccolta sono Piazza della Concordia, il Centro Sociale e Fratte, l’orario di partenza è fissato per le 7,15. Stesso orario per i bus di Baronissi e Mercato San Severino. Alle 7.30 si partirà, invece, da tutti i comuni dell’agro nocerino sarnese.
“Dopo la grande manifestazione del 12 giugno scorso – afferma Franco Tavella, segretario generale Cgil Salerno - prosegue la mobilitazione in difesa dell'occupazione, della crescita e dello sviluppo. Con la manovra correttiva, infatti, il Governo ha scelto di colpire solo i lavoratori e le lavoratrici, i precari, i pensionati. Saremo in Piazza anche per un intervento a sostegno dei giovani, che pagano amaramente il prezzo della crisi, e contro i tagli a Regioni e Comuni che potrebbero rapidamente portare alla diminuzione dei servizi e ad aumentare le tasse locali e le spese per le famiglia. Il 60% della manovra, pari a 14 miliardi di tagli, infatti, grava sui bilanci degli Enti Locali che dovranno contestualmente far fronte alla diminuzione delle risorse ed al rispetto del Patto di Stabilità. Ecco perché – conclude Tavella – ci auguriamo che alla manifestazione di venerdì aderiscano tanti sindaci e tanti amministratori locali”.
Se ”l’economia sociale di mercato” (Tremonti) e “la complicità piuttosto che il conflitto” (Sacconi) sono figlie della globalizzazione e frutto della modernità, ai lavoratori di Pomigliano risulta difficile coniugare nuovi modelli di sviluppo e “ritorno al Lingotto” degli anni 20.
di Renato Fioretti
La vicenda Fiat di Pomigliano, da qualunque punto di vista si voglia osservare, presenta, tra gli altri, un aspetto paradossale.
In effetti, a prescindere da quella che sarà la “soluzione finale” adottata - la conferma del nuovo sistema di relazioni industriali che Marchionne cerca di imporre anche alla Cgil ovvero l’ulteriore delocalizzazione della produzione auto - mai come in quest’occasione, la sensazione è di assistere a un confronto che produrrà, comunque, effetti “dissociati”. Nel senso della mancata corrispondenza tra la novità del linguaggio politico-sindacale e della terminologia tecnica rispetto agli effetti che, oggettivamente, temo, rappresenteranno un ritorno al passato!
Infatti, se da un lato - in nome della “globalizzazione ed economia di mercato” e di un “sistema sindacale efficiente e moderno” - alcuni attori (o, piuttosto, comparse) di questa tormentata vicenda si sfidano a colpi di artifizi lessicali; dalla “Economia sociale di mercato”, di Tremonti alla “Complicità che sostituisce il conflitto”, di Sacconi - senza, peraltro, dimenticare le infondate certezze di Matteo Colannino (Pd): ”Quest’accordo rappresenta l’eccezionalità del momento, non credo che rappresenterà la base per un nuovo modello delle relazioni industriali” - dall’altro si avverte il concreto rischio del ritorno a una deriva neo-liberale della peggiore specie.
In questo senso, dopo tanti anni - durante i quali ci è stato continuamente “somministrato” il ritornello secondo il quale la famigerata “catena di montaggio” (e, con essa, tanta parte del lavoro dipendente comunemente inteso) rappresentava un retaggio del passato e si rendeva indispensabile guardare ai “nuovi lavori” e a una “regolazione globale” degli stessi - ci si ritrova, invece, a discutere (ancora e di nuovo) di: “metrica del lavoro”, “intensificazione” e “densificazione” dei tempi di lavoro.
Nel frattempo, sempre per essere “all’altezza dei (loro) tempi”, si esaltavano le virtù taumaturgiche della flessibilità e del mercato; delle tutele “nel mercato del lavoro” piuttosto che del “posto di lavoro”!
Marchionne, però, va comunque ringraziato perché, senza di lui, tanti avrebbero continuato a credere che “la Cina è lontana” ovvero destinati per l’eternità - indegni dello stesso Inferno dantesco - a rincorrere un’insegna che non rappresenta nulla e punti a sangue da vespe e mosconi!
La conseguenza è che, da Pomigliano in poi, cadranno molti alibi e non sarà più possibile sostenere di non aver esercitato una scelta. Individuale o collettiva, politica o sindacale.
Non potrà farlo il governo che, in coerenza alle opzioni degli ultimi anni - in materia di “controriforme” del diritto del lavoro - e alle entusiastiche dichiarazioni di alcuni suoi componenti, segna un altro punto a favore della rabbiosa e aggressiva opera di disgregazione del sindacalismo confederale italiano e isolamento della Cgil. Una strategia nella quale il “caso Fiat” rappresenta solo l’ultimo passaggio e che solo chi dà a intendere di non capire o mente, sapendo di mentire, può fare finta di ignorare!
Né potrà farlo la Cgil (tanto a livello nazionale, quanto locale) che, dicendo ai lavoratori: ”Andate a votare secondo coscienza, e un minuto dopo andremo a fare battaglia in tutte le sedi insieme alla Fiom”, ha operato una scelta apparentemente responsabile, ma, in sostanza, frutto di un mal celato e cinico eccesso di realismo che - attraverso l’esito scontato del referendum-beffa - precostituisce la possibilità di eludere le proprie responsabilità.
Così come sarà impossibile, per il Pd, continuare (credibilmente) a richiamare tra le sue parole d’ordine il lavoro, dopo avere, ancora una volta, perso l’occasione per sostenere - nonostante la “zavorra imprenditoriale” e “liberista” che, dall’interno, ne condiziona le scelte - le ragioni di lavoratori che chiedono solo di non vedere mortificate norme contrattuali e diritti costituzionali!
Inoltre, per tornare agli aspetti di carattere sindacale, mi pare opportuno rilevare che la questione Fiat non può essere ridotta - come molti sono indotti a fare - alla semplicistica dicotomia: ” Sindacato contrattualista o sindacato conflittuale”.
A prescindere dal fatto che le due categorie non sono in contraddizione - perché è nella storia umana, prima che sindacale, che l’esercizio della contrattazione rappresenta l’elemento successivo al confronto, sia esso più o meno “conflittuale” - sarebbe (anche) poco corretto (e altrettanto poco onesto), oltre che offensivo, nei confronti dei tanti compagni della Fiom che hanno speso anni della loro vita a negoziare, sempre con grandi difficoltà, con i responsabili della Casa torinese. Dal primo Valletta, all’ultimo Marchionne.
In questo senso, non siamo oggi in condizione di affermare con certezza - così come sostiene Niki Vendola - che a Pomigliano “muore” il contratto collettivo nazionale di lavoro; condivido, invece, che la “solitudine” della Fiom rappresenti un chiaro sintomo del degrado sociale cui è giunto il nostro Paese.
Così come concordo con Alfredo Recanatesi quando si chiede: ” La responsabilità, la modernità, il realismo, la lungimiranza della quale parlano i nostri politici, i nostri governanti, i sindacalisti “responsabili”, consiste nell’assunzione di paradigmi coreani, cinesi, o, bene che vada, polacchi per le condizioni di lavoro e di vita?”.
E, ancora, afferma: ” Questi sono i risultati di politiche presentate di volta in volta come moderne e responsabili. Ora la Panda è l’emblema di un paese che, dopo aver sognato di potersi confrontare con Francia, Germania o Inghilterra, si ritrova a competere con polacchi, rumeni, coreani o cinesi”!
Aggiungo che, purtroppo, siamo (già) a una nuova idea di sviluppo e a un pericoloso “ritorno al passato” per quanto attiene ai livelli di democrazia; in fabbrica come nel Paese.
C’è una sola certezza: per i lavoratori italiani - e non solo per i metalmeccanici - dopo Pomigliano, nulla più sarà come prima!