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Comunicato stampa della CGIL di Caserta sulle motivazioni dello sciopero del 25 Giugno.

Notizia n° 994   del: 23-06-2010 [09:37]   Autore: Raffaelepirozzi
 



COMUNICATO STAMPA DELLA CGIL CASERTA


la CGIL ritiene che la “manovra correttiva” 2011-2012 di circa 24,965 miliardi di euro, varata dal governo con il D.L. 78/2010 (“Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”), fermo restando che i Conti pubblici debbano tornare in ordine, sia una manovra sbagliata e iniqua.

Sbagliata perché non vi sono provvedimenti di sostegno all’occupazione, alla crescita e allo sviluppo. Iniqua perché divide il paese caricando i costi della manovra sui lavoratori dipendenti, pubblici e privati, sulle Regioni, sugli Enti Locali e sui cittadini più esposti.

La manovra risulta iniqua al Nord come al Sud dell’Italia; tanto verso i giovani quanto verso i pensionati, sottraendo risorse alla parte più debole del paese e gravando soprattutto sulle lavoratrici e i lavoratori. Il tutto senza richiedere alcun contributo a quel 10% di famiglie che detiene il 45% dell’intera ricchezza netta del paese e ai grandi manager. Tutti costoro, compreso il sistema delle imprese, non pagheranno un euro in più.

La condizione di difficoltà dei Conti pubblici italiani non è stata dettata solo dalla crisi e dalla congiuntura internazionale, ma principalmente dagli errori commessi nella gestione della finanza pubblica e dalle scelte di politica economica compiute dall’attuale governo, in un contesto di subalternità della stessa Confindustria. Non è con i “tagli lineari” alla spesa pubblica che si esce dalla crisi.

Senza una politica per la crescita e per l’occupazione, il rischio è un’ulteriore manovra correttiva. Tutto ciò mentre la crisi continua a bruciare posti di lavoro (che si aggiungono agli oltre 700mila posti già persi dal 2008), con oltre 1.500mila lavoratrici e lavoratori coinvolti dalla Cassa Integrazione, con il tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa.

Per questo la CGIL ribadisce che, assieme ad una vera politica industriale, occorre rifinanziare da subito gli ammortizzatori in deroga e riformare gli ammortizzatori sociali in senso universale e promuovere la piena e buona occupazione.

Per questo la CGIL, ha posto come priorità la difesa dell’occupazione, la crescita e lo sviluppo, proponendo un “Piano straordinario del Lavoro” fondato su una politica industriale, su investimenti pubblici e sull’ingresso delle nuove generazioni nei settori strategici dell’economia pubblica, istruzione e ricerca. Il governo, con le misure previste nella manovra correttiva, sta facendo esattamente il contrario, ai tagli della scuola, università e ricerca aggiunge ulteriori tagli, a differenza di paesi come gli Stati Uniti o la Germania che invece continuano ad investire risorse nell’istruzione e nella ricerca, con la consapevolezza che per uscire dalla crisi e risanare i bilanci pubblici serve maggiore crescita e più occupazione.




la Cgil considera molto importante la mobilitazione europea decisa dalla CES per il 29 settembre, rendendo così evidente che in tutta Europa i sindacati si mobilitano e lo fanno unitariamente. Se anche nel nostro Paese Cisl e Uil si rendessero disponibili ad una mobilitazione unitaria tutto il sindacato sarebbe più forte nel contrastare e cambiare una manovra così ingiusta e iniqua.


La CGIL ritiene che la gravità e la profondità della crisi avrebbero dovuto portare ad un’Europa più forte e ad una linea di politica economica e sociale sovranazionale più marcata in cui far rientrare la difesa dell’Euro. Al contrario, le logiche nazionalistiche hanno prevalso sull’idea di “Europa stato-nazione”, agendo in coordinamento internazionale solo dinnanzi alla contingenza della crisi greca. In tale prospettiva sono state elaborate le diverse “manovre correttive” dei principali paesi industrializzati europei. Tali manovre, infatti, sono state fondate su alcuni tratti in comune: in particolare, il ridimensionamento del perimetro pubblico e la riduzione della spesa pubblica, con specifici tagli ai sistemi del welfare. Tuttavia, a fianco di queste direttrici in tutti i paesi vengono tassate anche le componenti più ricche della società (banche, redditi alti, grandi patrimoni, etc.). Nel nostro paese, invece, vengono colpiti solo i più deboli, senza toccare le vere “caste”. Il governo italiano, pur avendo speso meno risorse (0,1%) di tutti i paesi del G-20 per stimolare la ripresa, ha stabilito una “manovra correttiva” di proporzioni simili a quelle delle principali economie avanzate. Per questo il CD della CGIL ritiene ancora più grave una manovra basata su:


il blocco delle retribuzioni, degli automatismi e degli scatti di anzianità per i lavoratori pubblici; il congelamento delle liquidazioni dei lavoratori pubblici; la riduzione del 50% della spesa per tutti i contratti “flessibili” (lavoratori a tempo determinato, collaboratori delle amministrazioni pubbliche, lavoratori interinali, LSU e formazione-lavoro), il cui posto di lavoro o la cui fonte di reddito viene pesantemente messa in discussione.


Lo scioglimento di Enti strategici per la ricerca che, assieme ai tagli nella Scuola, comporta una dispersione


di lavoratrici e lavoratori altamente qualificati, soprattutto giovani. Tagli pesanti per le Regioni e gli Enti Locali, generando un’inevitabile ricaduta sulle lavoratrici e sui lavoratori, sugli immigrati, sugli anziani, sulle famiglie, sui cittadini, in termini di minori servizi socio- assistenziali, soprattutto verso i non autosufficienti, o di maggiori tasse, in totale contraddizione con quanto il governo ha enunciato sin qui sul federalismo.


Irrigidimento del sistema previdenziale, con allungamento dei tempi di uscita senza alcun beneficio per le nuove generazioni, discriminando le donne e allargando le disuguaglianze.


Il limite di 10.000 beneficiari della deroga all’applicazione delle nuove finestre di accesso collocati in mobilità lunga è insufficiente rispetto all’attuale crisi economica: molte lavoratrici e molti lavoratori rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione.

Un attacco alla categoria degli invalidi, con un falso contrasto agli abusi attraverso l’aumento della percentuale di invalidità necessaria per accedere all’indennità.

L’assenza di una politica per il rilancio del sistema economico-produttivo del Mezzogiorno in corrispondenza dello svuotamento delle risorse del FAS.


Pur apprezzando la reintroduzione delle norme sulla tracciabilità, che come CGIL avevamo proposto di ripristinare anche con Decreto già nel 2009, va sottolineato che, se non fosse stata tolta all’inizio della legislatura, sarebbero entrati circa 10 miliardi in più nelle casse dello Stato. In ogni caso va prevista una maggiore tassazione sui capitali rientrati con lo scudo fiscale insieme ad una maggiore tassazione delle rendite finanziarie e dei grandi patrimoni che, come indicato nelle nostre proposte di riforma fiscale sono indispensabili per sostenere un piano di buona occupazione delle nuove generazioni consideriamo necessario l’aumento temporaneo dell’aliquota marginale per i redditi oltre i 150.000 euro.


Inoltre non possiamo che continuare l’azione di contrasto al “Collegato Lavoro” del governo che, anche dopo il giusto rinvio alle Camere ad opera del Presidente della Repubblica, continua a mantenere il carattere di destrutturazione del diritto del lavoro e dei principi costituzionali in esso finora garantiti. Anche per questo e per difendere la Costituzione la CGIL ha concorso a promuovere l’importante manifestazione che si è svolta il 2 giugno a Milano.


Per tutto questo, la CGIL ritiene che vada sviluppata una grande campagna di informazione e unicazione capillare, nei luoghi di lavoro e in tutti i territori, prevedendo assemblee e attivi territoriali, al fine di

  1. costruire una consapevolezza forte e diffusa dell’inadeguatezza e dell’iniquità della manovra a sostegno diuna manovra alternativa basata sulle nostre proposte per superare le iniquità e le ingiustizie, difendere l’occupazione e costruire una politica di sviluppo anche con l'obiettivo di unire il mondo del lavoro e dei pensionati per superare le divisioni sindacali laddove possibile;


  • la CGIL, inoltre, proclama lo Sciopero generale per il giorno 25 giugno per i lavoratori dei settori privati e pubblici.

  • la CGIL esprime la propria contrarietà per la legge in discussione alla Camera relativa alle intercettazioni poiché si presenta nei fatti come un testo limitativo per l’efficacia delle indagini dei magistrati e che mette “il bavaglio al diritto all'informazione dei cittadini operando censura ai giornali e alle televisioni .

La manifestazione regionale si terrà a Napoli con partenza da piazza Mancini.

Dalla provincia di Caserta partiranno bus dalle principali città.

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1° Luglio a Pomigliano d' Arco assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici per il lavoro, i diritti e la democrazia.

Notizia n° 993   del: 22-06-2010 [13:09]   Autore: Raffaelepirozzi
 

NOTA STAMPA DELLLA FIOM NAZIONALE



Fiom. Giovedì 1° luglio Assemblea nazionale per il lavoro, i diritti e la democrazia a Pomigliano d’Arco



La Fiom-Cgil ha convocato a Pomigliano d’Arco un’Assemblea nazionale per il lavoro, per i diritti, per la democrazia. All’Assemblea, che si terrà giovedì 1° luglio 2010, parteciperanno le delegate e i delegati del gruppo Fiat, dei grandi gruppi industriali metalmeccanici e delle aziende metalmeccaniche del Mezzogiorno.

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Fiat: Gli operai di Pomigliano tra rabbia e paura.

Notizia n° 992   del: 22-06-2010 [09:38]   Autore: Raffaelepirozzi
 

Fiat : Gli operai di Pomigliano, rabbia e paura

Reportage alla vigilia del referendum sull'accordo separato. Parlano i lavoratori, volti tesi e nervosismo allo stabilimento Fiat: “Se ti puntano una pistola alla tempia e ti dicono: dacci il portafoglio, tu che fai?”

di Paolo Andruccioli e Antonio Fico

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI) - “Se ti puntano una pistola alla tempia e ti dicono: dacci il portafoglio, tu che fai?”. “Se ne approfittano, sanno che qui da noi non ci sono alternative. Ma che vogliono fare? Vogliono chiudere tutti gli stabilimenti del sud? Anche per Termini Imerese avevano detto che non si sarebbe toccata. E invece, eccoli lì, che stanno per traslocarla in Polonia. Chissà quali sorprese ci sta preparando il signor Marchionne”. I volti sono tesi. Fa molto caldo. L’asfalto dell’enorme piazzale davanti allo stabilimento di Pomigliano d’Arco è surriscaldato da un sole impietoso. C’è chi distribuisce volantini ai lavoratori in uscita con le loro nuove tute bianche o nere e bianche (rigorosamente i colori della Juve). Gli operai non vogliono farsi fotografare, né ci tengono a far sapere i loro cognomi. Anzi, ci pregano di conservare l’anonimato, non si sa mai. Bastano i nomi di battesimo, mentre per le fotografie è meglio scegliere inquadrature di spalle, o magari fotografare solo le gambe e i piedi. “Non mi fotografare la faccia, questi ti schedano”. Può essere una nuova linea di estetica postindustriale: l’operaio senza volto. Siamo davanti alla porta n.2 dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Mancano pochissime ore alla fatidica data del 22, il referendum della Fiat. Lo scontro politico e la tensione psicologica da ultima spiaggia sono palpabili. Si respirano nell’aria, perfino sulla Circunvesuviana non si discute d’altro. Dalle parole dei lavoratori che escono dai cancelli viene fuori una fabbrica stremata da due anni di cassa integrazione. Alcuni non mettevano piedi da un mese nello stabilimento. E in cassa, se va bene, guadagnano 800 euro al mese, quasi tutti con figli e mogli a carico. La voglia di ritornare a lavorare è però tanta, ma si mastica amaro. Cocktail napoletano di rabbia e paura. Un quarto alle due, prima del cambio turno, un capannello di lavoratori della logistica di Nola, dove sono finiti due anni fa 300 lavoratori sindacalizzati che davano noia ai dirigenti, cercano riparo dal sole sotto una pensilina. Si dividono. "Io sto per comprare casa – spiega Bruno (35 anni) – che devo fare? Alternative non ce ne stanno. O Fiat o niente". Un altro (dice di aver superato i 40) si infervora: "Ma non capisci che se non reagiamo, siamo fottuti?". Pomigliano ha 5200 lavoratori. Produce la 147, la 159 (l'unica linea attiva al momento) e la Gt. L'indotto ha diecimila occupati. La linea della Gt venne svelata nel marzo 2003 al Salone dell’automobile di Ginevra, una macchina che ha ricevuto vari riconoscimenti; nel 2004 il premio L’Automobile più Bella del Mondo. Sempre nel 2004 a Parigi si è aggiudicata il “Trophèè du Design”. Ma quei tempi sono già molto lontani. Mimmo ha 38 anni, non lavora da settimane. La linea della Gt è praticamente ferma e lui, gratis, fa il baby-sitter per i bambini del parco che fa giocare insieme ai suoi. Gira anche per gli appartamenti del suo stabile, da cui, se ti affacci, vedi in lontananza la siluette del centro direzionale Fiat; Mimmo si offre anche come barbiere, chiedendo modici rimborsi spesi. "Se non ci sia aiuta tra noi", ci spiega. "Vogliono spremerci come hanno spremuto i polacchi, e dobbiamo stare pure zitti - dice – ci vogliono far diventare come i musulmani, che sono costretti a pregare di nascosto". È stata la settimana di fuoco per la Fiat Auto di Pomigliano d'Arco, la più calda da quando gli Agnelli misero piede nello stabilimento vesuviano nel 1987. Gli Agnelli, l’amministratore Marchionne, i dirigenti, sono considerati tutti “piemontesi”. La Fiat, qui, sembra uno Stato sovrano che controlla le sue colonie. In casa Fiom la settimana è calda in tutti i sensi. I delegati della Fiom provinciale e regionale accalcano all'inverosimile la saletta del primo piano della Cgil di via Torino (coincidenze dei nomi). Gli operai assiepati sugli scalini che dividono una file di sedie dall'altra, partecipano agli interventi, esortano i dirigenti. La paura e la rassegnazione in cui la Fiat ha stretto la fabbrica, qui lasciano il posto alla rabbia, che si traduce anche in scontri tra i dirigenti della Fiom e quelli della Cgil campana. Un delegato della fabbrica dà di gomito all'altro e dice in dialetto: "non ho visto tanta gente a un attivo da anni". È una Fiom sul piede di guerra, lo spirito è quello del fortino assediato. La Fiom a Pomigliano non è più il primo sindacato. I dati esatti sono comunque incerti, ci dicono, perché la Fiat si rifiuta di dare informazioni aggiornate. Alcuni quotidiani hanno dato per prima la Fim Cisl. Secondo i responsabili locali della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici Cgil è il secondo sindacato tra tutti i lavoratori (per 200 voti). Il primo è la Uil. Ma se si guardano solo i dati relativi agli operai, la Fiom diventa il primo sindacato. Alle ultime votazioni ha preso il 22 per cento. Non a caso il segretario generale Maurizio Landini, che il giorno prima era comparso a sopresa a Pomigliano, è stato costretto a scrivere personalmente ai mezzi di informazione per chiedere con forza e orgoglio, un racconto equilibrato della vicenda. In gioco c'è non solo il sindacato in fabbrica, ma anche il diritto di sciopero. Lavoro contro diritti. Arriva il sostegno delle altre fabbriche: alla Sevel è stata indetta un'assemblea di solidarietà. All'Ansaldo Breda di Napoli sono in programma manifestazioni di sostegno. A Mirafiori in poche ore vengono raccolte 1300 firme. Ma a Pomigliano, i metalmeccanici della Cgil giocano da soli. Gli altri sindacati hanno indetto il referendum insieme all’azienda. Nell'assemblea non le mandano a dire: "Qua è come se il referendum lo avesse indetto la Fiat", attacca un lavoratore dalla platea. Un cartello appeso alle spalle del tavolo di presidenza recita: "Referendum alla Fiat di Pomigliano: "se voto no sarò licenziato, se voto sì sarò uno schiavo, se non voto sarò schedato". In questi giorni l'azienda si è fatta sentire sulle catene di montaggio, il controllo è discreto ma onnipresente. Racconta Alberto, 26 anni, addetto al montaggio: "I capi ci hanno portato i manifestini con l'accordo separato e poi ci hanno chiesto il nostro giudizio. Vogliono sapere cosa hai in testa, poi riferiscono in direzione". Salvatore, quarantenne, operaio dello stampaggio, parla dei turni massacranti con ironia: "è meglio avvertire a casa che ci vedremo poco". Un altro, che è reduce da anni di esperienze negli stabilimenti Fiat di Melfi e Cassino, ci dice che mai come questa volta la Fiat ha esercitato il suo potere di ricatto. “Vogliono anche dividerci tra giovani e anziani, non solo tra sindacati. Qui i giovani sono più deboli. Hanno cominciato a lavorare ora e per loro è una specie di benedizione essere assunti da mamma Fiat. L’alternativa è solo la Camorra. Ma fa rabbia vedere che per lavorare devi essere disponibile a rinunciare ai tuoi diritti. Io me lo posso permettere di dire no. Tra poco me ne andrò in pensione”. Mario, delegato della carrozzeria, è uno dei sette rappresentanti della Fiom che furono licenziati nel 2008, dopo aver guidato un corteo interno. "La gente si sente ricattata, c'è stanchezza e molti vivono una situazione economica difficile. Qualcuno ci accusa di non pensare agli investimenti che la Fiat farà, ma si sono dimenticati anche le nostre lotte che hanno tenuto Pomigliano aperta". Racconta lo stato d'animo di un gruppo di lavoratori che è andato a trovarlo a casa. "Lo sai, mi ha detto un operaio di 55 anni: qua nessuno voterebbe si, ma molti hanno famiglia, il mutuo e dobbiamo lavorare. Poi è scoppiato a piangere".

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Fiat: Gli operai di Pomigliano tra rabbia e paura.

Notizia n° 991   del: 22-06-2010 [09:38]   Autore: Raffaelepirozzi
 

Fiat : Gli operai di Pomigliano, rabbia e paura

Reportage alla vigilia del referendum sull'accordo separato. Parlano i lavoratori, volti tesi e nervosismo allo stabilimento Fiat: “Se ti puntano una pistola alla tempia e ti dicono: dacci il portafoglio, tu che fai?”

di Paolo Andruccioli e Antonio Fico

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI) - “Se ti puntano una pistola alla tempia e ti dicono: dacci il portafoglio, tu che fai?”. “Se ne approfittano, sanno che qui da noi non ci sono alternative. Ma che vogliono fare? Vogliono chiudere tutti gli stabilimenti del sud? Anche per Termini Imerese avevano detto che non si sarebbe toccata. E invece, eccoli lì, che stanno per traslocarla in Polonia. Chissà quali sorprese ci sta preparando il signor Marchionne”.

I volti sono tesi. Fa molto caldo. L’asfalto dell’enorme piazzale davanti allo stabilimento di Pomigliano d’Arco è surriscaldato da un sole impietoso. C’è chi distribuisce volantini ai lavoratori in uscita con le loro nuove tute bianche o nere e bianche (rigorosamente i colori della Juve). Gli operai non vogliono farsi fotografare, né ci tengono a far sapere i loro cognomi. Anzi, ci pregano di conservare l’anonimato, non si sa mai. Bastano i nomi di battesimo, mentre per le fotografie è meglio scegliere inquadrature di spalle, o magari fotografare solo le gambe e i piedi. “Non mi fotografare la faccia, questi ti schedano”. Può essere una nuova linea di estetica postindustriale: l’operaio senza volto.

Siamo davanti alla porta n.2 dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Mancano pochissime ore alla fatidica data del 22, il referendum della Fiat. Lo scontro politico e la tensione psicologica da ultima spiaggia sono palpabili. Si respirano nell’aria, perfino sulla Circunvesuviana non si discute d’altro. Dalle parole dei lavoratori che escono dai cancelli viene fuori una fabbrica stremata da due anni di cassa integrazione. Alcuni non mettevano piedi da un mese nello stabilimento. E in cassa, se va bene, guadagnano 800 euro al mese, quasi tutti con figli e mogli a carico.

La voglia di ritornare a lavorare è però tanta, ma si mastica amaro. Cocktail napoletano di rabbia e paura. Un quarto alle due, prima del cambio turno, un capannello di lavoratori della logistica di Nola, dove sono finiti due anni fa 300 lavoratori sindacalizzati che davano noia ai dirigenti, cercano riparo dal sole sotto una pensilina. Si dividono. "Io sto per comprare casa – spiega Bruno (35 anni) – che devo fare? Alternative non ce ne stanno. O Fiat o niente". Un altro (dice di aver superato i 40) si infervora: "Ma non capisci che se non reagiamo, siamo fottuti?".

Pomigliano ha 5200 lavoratori. Produce la 147, la 159 (l'unica linea attiva al momento) e la Gt. L'indotto ha diecimila occupati. La linea della Gt venne svelata nel marzo 2003 al Salone dell’automobile di Ginevra, una macchina che ha ricevuto vari riconoscimenti; nel 2004 il premio L’Automobile più Bella del Mondo. Sempre nel 2004 a Parigi si è aggiudicata il “Trophèè du Design”. Ma quei tempi sono già molto lontani. Mimmo ha 38 anni, non lavora da settimane. La linea della Gt è praticamente ferma e lui, gratis, fa il baby-sitter per i bambini del parco che fa giocare insieme ai suoi. Gira anche per gli appartamenti del suo stabile, da cui, se ti affacci, vedi in lontananza la siluette del centro direzionale Fiat; Mimmo si offre anche come barbiere, chiedendo modici rimborsi spesi. "Se non ci sia aiuta tra noi", ci spiega. "Vogliono spremerci come hanno spremuto i polacchi, e dobbiamo stare pure zitti - dice – ci vogliono far diventare come i musulmani, che sono costretti a pregare di nascosto".

È stata la settimana di fuoco per la Fiat Auto di Pomigliano d'Arco, la più calda da quando gli Agnelli misero piede nello stabilimento vesuviano nel 1987. Gli Agnelli, l’amministratore Marchionne, i dirigenti, sono considerati tutti “piemontesi”. La Fiat, qui, sembra uno Stato sovrano che controlla le sue colonie. In casa Fiom la settimana è calda in tutti i sensi. I delegati della Fiom provinciale e regionale accalcano all'inverosimile la saletta del primo piano della Cgil di via Torino (coincidenze dei nomi).

Gli operai assiepati sugli scalini che dividono una file di sedie dall'altra, partecipano agli interventi, esortano i dirigenti. La paura e la rassegnazione in cui la Fiat ha stretto la fabbrica, qui lasciano il posto alla rabbia, che si traduce anche in scontri tra i dirigenti della Fiom e quelli della Cgil campana. Un delegato della fabbrica dà di gomito all'altro e dice in dialetto: "non ho visto tanta gente a un attivo da anni". È una Fiom sul piede di guerra, lo spirito è quello del fortino assediato.

La Fiom a Pomigliano non è più il primo sindacato. I dati esatti sono comunque incerti, ci dicono, perché la Fiat si rifiuta di dare informazioni aggiornate. Alcuni quotidiani hanno dato per prima la Fim Cisl. Secondo i responsabili locali della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici Cgil è il secondo sindacato tra tutti i lavoratori (per 200 voti). Il primo è la Uil. Ma se si guardano solo i dati relativi agli operai, la Fiom diventa il primo sindacato. Alle ultime votazioni ha preso il 22 per cento. Non a caso il segretario generale Maurizio Landini, che il giorno prima era comparso a sopresa a Pomigliano, è stato costretto a scrivere personalmente ai mezzi di informazione per chiedere con forza e orgoglio, un racconto equilibrato della vicenda. In gioco c'è non solo il sindacato in fabbrica, ma anche il diritto di sciopero. Lavoro contro diritti. Arriva il sostegno delle altre fabbriche: alla Sevel è stata indetta un'assemblea di solidarietà. All'Ansaldo Breda di Napoli sono in programma manifestazioni di sostegno. A Mirafiori in poche ore vengono raccolte 1300 firme.

Ma a Pomigliano, i metalmeccanici della Cgil giocano da soli. Gli altri sindacati hanno indetto il referendum insieme all’azienda. Nell'assemblea non le mandano a dire: "Qua è come se il referendum lo avesse indetto la Fiat", attacca un lavoratore dalla platea. Un cartello appeso alle spalle del tavolo di presidenza recita: "Referendum alla Fiat di Pomigliano: "se voto no sarò licenziato, se voto sì sarò uno schiavo, se non voto sarò schedato". In questi giorni l'azienda si è fatta sentire sulle catene di montaggio, il controllo è discreto ma onnipresente. Racconta Alberto, 26 anni, addetto al montaggio: "I capi ci hanno portato i manifestini con l'accordo separato e poi ci hanno chiesto il nostro giudizio. Vogliono sapere cosa hai in testa, poi riferiscono in direzione".

Salvatore, quarantenne, operaio dello stampaggio, parla dei turni massacranti con ironia: "è meglio avvertire a casa che ci vedremo poco". Un altro, che è reduce da anni di esperienze negli stabilimenti Fiat di Melfi e Cassino, ci dice che mai come questa volta la Fiat ha esercitato il suo potere di ricatto. “Vogliono anche dividerci tra giovani e anziani, non solo tra sindacati. Qui i giovani sono più deboli. Hanno cominciato a lavorare ora e per loro è una specie di benedizione essere assunti da mamma Fiat. L’alternativa è solo la Camorra. Ma fa rabbia vedere che per lavorare devi essere disponibile a rinunciare ai tuoi diritti. Io me lo posso permettere di dire no. Tra poco me ne andrò in pensione”.

Mario, delegato della carrozzeria, è uno dei sette rappresentanti della Fiom che furono licenziati nel 2008, dopo aver guidato un corteo interno. "La gente si sente ricattata, c'è stanchezza e molti vivono una situazione economica difficile. Qualcuno ci accusa di non pensare agli investimenti che la Fiat farà, ma si sono dimenticati anche le nostre lotte che hanno tenuto Pomigliano aperta". Racconta lo stato d'animo di un gruppo di lavoratori che è andato a trovarlo a casa. "Lo sai, mi ha detto un operaio di 55 anni: qua nessuno voterebbe si, ma molti hanno famiglia, il mutuo e dobbiamo lavorare. Poi è scoppiato a piangere".



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Prepatrativi per lo sciopero generale della CGIL del 25 Giugno 2010.

Notizia n° 990   del: 21-06-2010 [18:11]   Autore: Raffaelepirozzi
 

FERVONO I PREPARATIVI PER LO SCIOPERO GENERALE DEL 25 GIUGNO 2010



Volantinaggio informativo sullo sciopero del 25 giugno prossimo nei pressi dei centri commerciali Ipercoop di Afragola e di Quarto e dell'Ikea di Casoria: è l'iniziativa rivolta alla cittadinanza, organizzata dalla CGIL Campania e dalla Camera del Lavoro di Napoli per sensibilizzare il territorio sui temi della mobilitazione nazionale, proclamata dalla CGIL, a favore di "un Piano straordinario del lavoro, per una politica industriale, che veda la sua priorità nell'occupazione e nella crescita, per la stimolazione degli investimenti pubblici e il favorimento dell’ingresso delle nuove generazioni nei settori strategici dell’economia pubblica, istruzione e ricerca contro la manovra, sbagliata e iniqua del Governo".
Domani, saranno distribuiti volantini informativi - dalle 18 alle 19,30 -  presso l'Ipercoop di Afragola.
Si replicherà il 23 giugno, dalle 10 alle 11,30, all'Ikea di Casoria e il 24 giugno - dalle 11 alle 12,30 - all'Ipercoop di Quarto. 

 

La mobilitazione, che si terrà a Napoli il 25 giugno, partirà alle 9 da piazza Mancini (adiacenze p.zza Garibaldi). Corteo lungo corso Umberto I. Comizio finale a piazza Matteotti


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Obbiett5ivo del Governo: Punire i più deboli.

Notizia n° 989   del: 21-06-2010 [18:08]   Autore: Raffaelepirozzi
 

OBIETTIVO DEL GOVERNO :  QUELLO DI PUNIRE I PIU' DEBOLI



Obiettivo reale del Governo non è quello di punire gli illeciti ma di gravare sui più deboli". E' quanto denuncia in una nota l'ufficio politiche delle disabilità della CGIL Campania.
"La Manovra - si legge - prevede provvedimenti che, invece di ridurre effettivamente sprechi e iniquità e individuare illeciti e abusi, metteranno in seria difficolta’ i veri invalidi e le loro famiglie".
"Basti pensare - aggiunge Raffaele Puzio Responsabile delle Politiche delle disabilita’ CGIL Campania - al blocco degli organici di sostegno nelle scuole e all' innalzamento delle soglie minime per l’ottenimento dell’assegno di invalidità".
"Il provvedimento sugli organici di sostegno - continua Puzio - oltre a ignorare il pronunciamento della Corte Costituzionale del 26 febbraio 2010 (che dichiara illegittimi i limiti posti al numero di insegnanti di sostegno), rende sempre piu’ difficile l’inserimento degli alunni disabili nella scuola scaricando tutti gli sforzi sulle spalle delle famiglie. Quello sull'innalzamento delle soglie minime, invece, oltre a penalizzare dei “veri invalidi” (per stare ai termini che usa il Governo) senza reddito e senza lavoro, risulta essere comunque una misura che, dati alla mano, e’ ininfluente per il contenimento della spesa pubblica (parliamo di assegni mensili di 256,67 euro)".
"Il Governo - afferma Giulia Guida, segretaria CGIL Campania - pensi a risolvere i problemi del Paese con un vero piano industriale. Ritiri immediatamente tutte le misure discriminatorie nei confronti delle persone con disabilita’ e realizzi un Piano straordinario del Lavoro". "In particolare - prosegue - occorre dare risorse al Fondo per l’occupazione delle persone disabili, che e’ uno degli strumenti attraverso i quali le persone con disabilita’ possono realizzare davvero la propria inclusione sociale e contribuire alla crescita del Paese”.
"Il 25 giugno - conclude la segretaria - il mondo del lavoro scenderà in piazza allo sciopero nazionale della CGIL anche per difendere il diritto di tutti ad una vita dignitosa e all’inclusione sociale delle persone con disabilita’.

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Fiat: Conto alla rovescia per Pomigliano d' Arco.

Notizia n° 988   del: 21-06-2010 [10:03]   Autore: Raffaelepirozzi
 

Fiat : Conto alla rovescia per Pomigliano

Domani il voto degli operai sull’accordo separato. Fiat e governo chiedono una vittoria schiacciante dei sì. Landini (Fiom): “È un ricatto, non si possono cancellare la Costituzione, le leggi e i contratti”. E intanto spunta il “piano C”

Tutti impegnati nella campagna referendaria. Nello stabilimento campano i fautori del sì e quelli del no moltiplicano gli sforzi di persuasione sui lavoratori. Martedì mattina alle 8 si aprono le urne con 5.200 lavoratori chiamati ad esprimersi sull’intesa per riportare la Panda in Italia che la Fiom non ha firmato. Sostenitori e avversari dell'intesa continuano il volantinaggio, mandano sms, invitano i lavoratori a recarsi in fabbrica per votare. Intanto in città non si parla d'altro. Neanche la partita Italia-Nuova Zelanda ha distratto l'attenzione degli abitanti dalle sorti dello stabilimento. L’argomento principale nei bar resta l'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne e le formazioni dei sì e dei no riguardo a uno degli accordi più dibattuti e controversi mai sottoposto dalla Fiat ai sindacati per uno stabilimento italiano.

Nel frattempo spunta una novità. “Chiudere Pomigliano per rifondare Pomigliano. Perché c’è un ‘piano C’ che sta prendendo corpo nel quartier generale della Fiat”. Lo scrive stamani (21 giugno) il quotidiano La Repubblica, secondo cui il progetto prevede la costituzione di una nuova società, sempre controllata da Torino, alla quale la Fiat conferirà le attività produttive di Pomigliano, cioè la fabbricazione della Panda. La Nuova Pomigliano riassumerebbe gli oltre cinquemila lavoratori della fabbrica ma con un nuovo contratto, “quello scritto con l'ultimo accordo separato” e la certezza del rispetto delle nuove regole aziendali. “Niente più contratto nazionale, niente più iscrizione della Nuova Pomigliano a Confindustria. Niente più sindacato, forse”. Secondo il quotidiano, poi, i sindacati sono informalmente a conoscenza di questo “piano C”. E il “piano B”, cioè il mantenimento della produzione Panda in Polonia, da spauracchio è diventato un'opzione possibile.

Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi non nasconde preoccupazioni per una decisione che a suo avviso non è affatto scontata: “Sono molto preoccupato circa le possibili decisioni di Fiat”, ha sottolineato aggiungendo però che “il governo farà in modo che il gruppo Fiat aderisca a quella ipotesi di investimento”. Dure nei confronti della Fiom anche le parole del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta: “Si gioca una partita che va al di là di Pomigliano”, che chiama in causa un “sindacato ossessivamente conflittuale, come la Fiom e in parte la Cgil, che vede sempre e comunque il conflitto fra capitale e lavoro”.

Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini torna a tuonare contro la Fiat e a quello che definisce il “ricatto”: “Se passa l'idea che in Italia per fare gli investimenti si possono cancellare la Costituzione, le leggi e i contratti, si va verso un imbarbarimento della società”. “Il referendum è una forzatura, un ricatto, per noi non ha valore”, è tornato a ribadire il numero uno dei metalmeccanici della Cgil Maurizio Landini. L'esito è importante anche perché è in base all'ampiezza del consenso che l'azienda si è riservata di prendere la decisione finale sugli investimenti. E poi aggiunge a chi gli fa notare che la Fiom è rimasta sola: “Non è vero che la Cgil ci ha lasciati soli. Non è corretto dire che la Cgil vuole firmare. Anche la Cgil, come noi, è vincolata da uno Statuto che non può farle accettare restrizioni al diritto di sciopero o sulle malattie”.






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