Fiat di Pomigliano: il punto di vista del segretario generale della CGIL di Napoli.
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IL PUNTO DI VISTA SULLE VICENDE FIAT DEL SEGRETARIO DELLA CAMERA DEL LAVORO DI NAPOLI.
Ho lavorato a Pomigliano fino agli anni '80, conosco bene quella fabbrica, le sue particolarità, i suoi problemi, la sua indole. Pomigliano non è soltanto un centro di produzione automobilistico. È un simbolo, un'idea, un retaggio che persiste e insiste.
È lo stabilimento Fiat più sindacalizzato, quello più tumultuoso che alcuni, a torto, definiscono, il peggiore d'Italia. Eppure sia nel progetto della nuova Pomigliano, di appena due anni fa, che nelle ultime vicende, i lavoratori del Gian Battista Vico hanno dato, nonostante gli attacchi di molti, in primis dell'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, e del Ministro al Welfare, Maurizio Sacconi, una prova di grande responsabilità e di rispetto per la democrazia.
Con la massiccia partecipazione dei lavoratori dello stabilimento e dei settori in crisi campani allo sciopero generale del 25 contro la manovra finanziaria, hanno dimostrato al Governo che non è possibile usare la crisi per cancellare i diritti e la dignità del mondo del lavoro, nonostante i continui attacchi della maggioranza politica alla Costituzione e allo Statuto dei lavoratori, in ultimo con lo scempio del ddl lavoro.
Il referendum svoltosi alcuni giorni fa a Pomigliano ha segnato una partecipazione massiccia dei lavoratori con il 95% dei votanti e consegnato alla Fiat, con il 62,3% dei consensi, un risultato che l’azienda non si aspettava.
I lavoratori si sono espressi per il proseguimento della trattativa e per gli investimenti sullo stabilimento (700 milioni per la produzione della nuova Panda) ed è su questa strada che bisogna proseguire. Del tutto fuori luogo, l'ipotesi di trasferire il progetto della Panda in Polonia (il cosiddetto piano B) oppure quella di costruire una nuova newco (piano C). Un'operazione, a cui sono convinto, la stessa Fiat non crede.
La CGIL di Napoli insieme a quella campana, ha espresso la propria convinzione per il sì ed io in particolare l'ho affermato in tutti i momenti, sia durante le riunioni con Epifani e Landini, sia nell'attivo tenutosi in CGIL alcuni giorni fa.
L'ho fatto perché, poiché quella fabbrica la conosco bene, mi sono reso conto che il rischio che correvamo e corriamo tuttora, è quello di rimanere fuori gioco. E proprio per scongiurare una tale possibilità, bisognava costruire un equilibrio tra la certezza dell'investimento e la difesa dei diritti.
Noi abbiamo bisogno che questo investimento venga mantenuto senza ripensamenti.
Pubblicazione del: 12-07-2010
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