Un notevole contributo di Renato Fioretti sul decreto salvaliste
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POVERA ITALIA!
di Renato fioretti
In occasione della sentenza attraverso la quale la Corte Costituzionale, nell’ottobre dello scorso anno, dichiarò l’illegittimità costituzionale della legge 23 luglio 2008, nr. 124 - meglio nota come “Lodo Alfano” - che prevedeva “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”, avevo già avuto modo di avanzare molte riserve circa l’atteggiamento tenuto dal Presidente della Repubblica.
In effetti, a mio parere, in quella vicenda, di là dalle scomposte reazioni della maggioranza di governo - tese a teorizzare (addirittura) l’esistenza di “trame eversive” che avrebbero coinvolto tanto il capo dello Stato quanto i componenti la Consulta - appariva chiaro che il ruolo precedentemente svolto da Napolitano, in occasione della presentazione del disegno di legge che tentava di sanare i rilievi formulati dalla stessa Corte al precedente “Lodo Schifani”, era stato abbastanza discutibile.
All’uopo, rilevavo che il testo del messaggio diffuso dal Quirinale, in data 23 luglio 2008, attraverso il quale, sostanzialmente, si rilasciava il placet al secondo tentativo di sottrarre Berlusconi al giudizio di un Tribunale per i processi “Mediaset” e “Mills”, aveva rappresentato una sorta di “autogol”.
Infatti, in quell’occasione, il Presidente, come ho già sostenuto in altra sede, finì per offrire un vero e proprio “assist” alle (becere e indecorose) strumentalizzazioni di coloro i quali avrebbero poi sostenuto di aver contato (anche) sulla sua disponibilità a una soluzione di quel tipo.
D’altra parte, a mio parere, era evidente che anche in quell’occasione Napolitano, di là dell’onestà intellettuale e del rigore morale che ne ha sempre caratterizzata la figura, denunciava - allora come in passato - una sostanziale ritrosia al conflitto e allo scontro con l’avversario di turno! In questo senso, è a tutti noto che nel corso della sua lunga parentesi politica di dirigente del Pci - nonostante dichiarasse particolare attenzione alle posizioni espresse dai socialisti del Psi e del Psdi, tanto da diventare un autorevole rappresentante dei c.d. “miglioristi” - egli non ha mai prodotto alcun concreto atto di “rottura politica” che gli facesse correre il rischio di dover operare una netta scelta di campo.
Purtroppo, mi duole costatare che (anche) in occasione del provvedimento “salva Formigoni e Polverini” - che, attraverso il decreto di “interpretazione autentica delle norme elettorali”, ha inferto un’altra ferita alla democrazia del nostro Paese - ancora una volta, il Presidente della Repubblica ha preferito evitare di assumere una posizione di ferma intransigenza rispetto alle pretese di Berlusconi & c.
Certo, nulla lo avrebbe protetto dall’ira funesta del Premier e sarebbe stato comunque obbligato a controfirmare un secondo decreto, anche se uguale a quello respinto, ma, intanto, avremmo ritrovato in lui quel Padre nobile della Patria che fu Sandro Pertini.
Pubblicazione del: 08-03-2010
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